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di ALBERTO SELVAGGI

Se sai chi erano i Beatles, chiedi chi fu Niccolò Piccinni, ab urbe condita l’unico barese di fama mondiale. Eccolo, vestito di rosso e imparruccato, da corso Vittorio Emanuele, discendere lungo strada de’ Gironda, sostare davanti al Palazzo marchesale, immettersi in piazza Mercantile con passo placido. Lo seguono sguardi stupefatti, oltre a un drappello giornalistico o quasi. Qualcuno lo saluta, formula ipotesi («chi sarebbe, il musicista di Bari?»). Finché una signora lo ferma proprio sotto le scale dell’immobile in cui abitò dal 1728 al 1753, vico Fiscardi: «Questo è Niccolò Piccinni», ridacchia. D’altronde Cecilia Romito lo ha visto ogni giorno raffigurato, visto che ha abitato in Casa Piccinni dal 1937 al ’57, con la madre Annarosa, leggendaria cucitrice di fiori in tessuto, fino a che il proprietario Gaetano Stella, scultore, ha ceduto al Comune la proprietà.

E Niccolò è contento, tutto sommato. I concittadini gli hanno dedicato una statua, il conservatorio, un teatro. Sotto la sua dimora su tre livelli c’è il ristorante «La Cecchina», titolo di una delle sue perle musicali. Le stanze in cui campava col padre Onofrio, violinista e vicemaestro di cappella della Basilica di San Nicola, e con la madre Silvia, sono state in qualche modo recuperate. Il lavoro di riscoperta prosegue anche nel repertorio sacro con un Pater Noster diretto da Grazia Bonasia nel disco Sakros (Ensemble Il mondo della Luna, Digressione Music). E Silvio Maselli, assessore alle Culture e Turismo, ha lanciato la candidatura di Casa Piccinni ai «Luoghi del cuore» Fai: si potrà firmare sui banchetti della Festa della Musica, martedì, oltre che online (www.iluoghidelcuore.it). 

È vero, ‘sto Piccinni in braghe dorate è più bello dell’originale morto 216 anni fa. Anzi diciamo pure che trattasi di Angelo Pascual De Marzo, diplomato in pianoforte, organo e canto lirico, didatta, «Angelo custode» di Casa Piccinni per anni, autore di Niccolò Piccinni le Barisien (edizioni il Mondo della Luna), biografia bilingue distribuita anche in Francia. Della guida storica I luoghi della musica – BARI, coordinatore con l’omonima sua associazione di visite guidate. E presto attore, dopo il Napoli Teatro Festival, nella pièce piccinniana Le Barisien, scritta di sua mano. Diciamo anche che è stato gentilmente abbigliato e truccato così per la Gazzetta da NotEventi, azienda barese di Monica Cocciardo che si occupa di realizzazione, noleggio d’abiti di scena, formazione e servizi fotografici (www.noteventi.com, www.salaposabari.it). Ma, come sappiamo, i confini tra vero e fantasia sono sfumati. La realtà stessa è immaginario. E poi, santo Iddio, un tale colosso d’arte, il barivecchiano che consigliava Wolfgang Amadeus Mozart, e per il quale fu tra i modelli da imitare, uno che, dopo la celeberrima scuola di Napoli, sedé a Parigi su un trono intessuto di intrecci vocali; uno che aveva per zio materno Gaetano Latilla (quello dell’omonima strada), aduso a musicare libretti di Carlo Goldoni, questo genio che nella Basilica del Santo di Myra per quattordici anni si fece le ossa sotto gli scapaccioni del padre e del superiore di questo, Egidio Romualdo Duni, materano stabilitosi in Francia nel 1758 e divenuto «papà Duny» creatore dell’Opéra Comique: beh, lo meritava. E, dal suo canto, lo merita anche Angelo Pascual De Marzo. Per la sua opera divulgativa. E perché l’altra mattina con noi, impersonando il compositore per le strade di Bari, in giacca e gilet damascati, camicia e jabot, calze, scarpe con fibbie e quant’altro, sotto il sole di giugno ha sudato.

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