Lunedì 20 Maggio 2019 | 19:48

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di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

bariPer colpa di una legge poi modificata e di una delibera cancellata dal Consiglio di Stato, la Regione rischia oggi di dover pagare quasi 30 milioni di euro a sette ospedali privati pugliesi. In un certo senso (stiamo banalizzando) la «colpa» è di Gianpaolo Tarantini, perché questa storia ha a che fare soprattutto con le protesi che l’ex re della sanità vendeva a piene mani e che le Asl non sapevano come pagare. Ed è proprio per tentare di mettere un freno, che l’allora assessore Tommaso Fiore cambiò le regole per rimborsare gli interventi: una norma che doveva essere la soluzione ha invece innescato un lungo e complesso contenzioso, non ancora risolto a distanza di anni.

Cominciamo dalla fine. A marzo 2016 un commissario ad acta nominato dal Consiglio di Stato ha disposto che la Regione dovrà pagare per il solo 2010 circa 9,3 milioni alla Bernardini e alla Villa Verde di Taranto, alla Salus di Brindisi, alla Villa Bianca di Lecce, alla Cbh, alla Santa Maria e alla Anthea di Bari. Dopo l’annullamento della delibera di giunta regionale che attuava la legge voluta da Fiore, il commissario doveva infatti stabilire il giusto valore per gli interventi effettuati dalle sette case di cura private che si erano rivolte ai giudici amministrativi (va notato che al Miulli di Acquaviva, cinque giorni prima, i giudici avevano dato torto). I dettagli tecnici sono molto complessi e, tutto sommato, poco interessanti. Ma è importante dire che dopo l’annullamento della delibera del 2010, la Regione ha adottato il nuovo sistema tariffario solo nel maggio 2013: significa che per il 2010 provvede il commissario, ma la Regione dovrà poi pagare anche per il 2011, il 2012 e per cinque mesi del 2013.

Sono insomma in ballo un mucchio di soldi (i famosi 30 milioni), talmente tanti da poter far saltare persino gli impegni assunti con il ministero nel Piano operativo a proposito della spesa per l’assistenza protesica. Il problema è che già una volta, nel 2015, la decisione del commissario ad acta è stata annullata dal Consiglio di Stato su reclamo delle case di cura. Stavolta, invece, ha fatto reclamo la Regione, sostanzialmente perché il commissario (un direttore generale del ministero) si è limitato ad accettare le autocertificazioni dei privati. Il Consiglio di Stato gli ha invece ordinato di determinare le tariffe per gli interventi, un compito ciclopico oltre che - probabilmente - impossibile: secondo alcuni esperti, infatti, nel sistema informatico della Regione non ci sono nemmeno i dati sufficienti a ricostruire dopo tanto tempo i singoli interventi effettuati.

La decisione non arriverà prima di settembre. Ma se il Consiglio di Stato dovesse annullare per la seconda volta la decisione del commissario, la partita si riaprirebbe ancora una volta. E il tempo, in questo caso, non gioca a favore della Regione, perché più passano i mesi più crescono gli interessi da pagare. È vero che le tariffe di cui parliamo non riguardano solo «le protesi di Tarantini», ma anche altre tipologie di interventi che fino al 2010 venivano effettuati ma non erano previsti tra i Drg: per alcuni di questi, potrebbero essere le case di cura a dover restituire qualcosa alle Asl. Ma sono pochi spiccioli in confronto alle decine di milioni di cui stiamo parlando.

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