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La polemica a Bari

Via Sparano e le palme contese
43 anni fa la «guerra» sulla chiusura

bari via sparano

di NICOLA PEPE

Sono passati 43 anni, ma è come se fosse oggi. Palme sì o palme no? Il recente dibattito sorto intorno al restyling di via Sparano (Vota il sondaggio della Gazzetta on line) riporta le lancette indietro di quattro decenni, quando l'amministrazione comunale guidata da Nicola Vernola adottò la coraggiosa scelta di chiudere al traffico quello che sarebbe diventato il «salotto» di Bari, ritrovandosi a fronteggiare un muro di proteste. Un provvedimento entrato in vigore il 2 luglio di quell'anno, dopo un'attività «diplomatica» dell'allora assessore al Traffico Angelo Fizzarotti finito nel tritacarne mediatico e divenuto «oggetto del desiderio» di commercianti e residenti.

Chi ha i capelli bianchi ricorderà molto bene quel periodo (chi scrive non aveva neanche 3 anni!): un'emozione che si può rivivere sfogliando le appassionanti cronache di quel periodo dalla collezione della «Gazzetta» (articoli consultabili sul nostro sito Internet www.lagazzettadelmezzogiorno.it). Con una differenza: nel 1973 la natura del contendere erano le auto, oggi sono le palme.

I protagonisti, tranne i nomi, sono sempre gli stessi. Da un lato i commercianti, dall'altra i cittadini con i soliti pareri discordanti. I veri rivoltosi degli anni Settanta, però, furono i rappresentanti dell'Unione commercianti di via Sparano: intrapresero un braccio di ferro con l'amministrazione Vernola prima, durante e dopo il provvedimento. Alle prime avvisaglie della pedonalizzazione, che nei piani del Municipio rappresentava un primo passo verso la chiusura del Murattiano (ora nei programmi del sindaco Decaro), si sollevò un polverone.

Lettere al giornale, assemblee e persino un sondaggio tra gli 89 commercianti di via Sparano alla vigilia della riunione di un Consiglio di quartiere (vecchia circoscrizione, attuale Municipio) che avrebbe dovuto esprimere un parere vincolante - almeno dal punto di vista politico - per il primo cittadino. L'esito del voto consegnato all'assemblea di quartiere fu abbastanza chiaro: un solo «sì» al progetto, 71 «no», due astensioni, su un provvedimento - scrivevano i dissenzienti - che «non risolvendo alcun problema di traffico cittadino, contribuirebbe anzi ad intasarlo maggiormente».

Il risultato del voto popolare dei commercianti non intaccò il risultato finale: anzi, quel referendum fu smentito dal Consiglio di quartiere, presieduto dal dott. Giua, che la sera del 26 giugno del 1973 approvò a larga maggioranza la proposta di chiusura al traffico fatta sua il giorno dopo dal sindaco Vernola con una sua ordinanza (evidentemente già scritta).

Ma i commercianti non si arresero. Nelle settimane e nei mesi successivi proseguirono la loro guerra politica contro l'amministrazione comunale, inscenando anche clamorose proteste tra cui una serrata (spegnendo le insegne), motivando le loro azioni con il «crollo» degli incassi, circostanza sempre smentita dal Palazzo di città. Tuttavia, verso la fine dell'anno riuscirono a ottenere qualche timida «apertura» alle loro richieste, incassando il via libera alle fioriere acquistate da loro per il periodo natalizio del 1973 che, da provvisorie, diventarono definitive spianando la strada al nuovo look di via Sparano.

Insomma, si registrò una inversione di marcia degli aggueriti commercianti che, di lì a poco, sarebbero diventati i tifosi dell'isola pedone. Coloro che avevano osteggiato il progetto dell'amministrazione Vernola (caduta nella primavera successiva, nel 1974), si convinsero della bontà dell'iniziativa, preoccupandosi di abbellire la strada con fioriere pagate da loro e stimolando il Comune ad avviare un progetto di restyling che avrebbe portato alla sostituzione dei vecchi vasconi in strutture di cemento (a prova di calci e vandali), poi sostituite dalle attuali palme.

A distanza di qualche anno, le due categorie maggiormente interessate dal provvedimento, i commercianti e i cittadini, avevano accettato l'iniziativa. Scriveva il collega Vito Carbone, nel 1979: «Tutto sommato per i primi (cioè i commercianti - n.d.r.) le previsioni di un calo nelle vendite pronosticato alla vigilia dell'innovazione si sono rivelate infondate; per i secondi, l'aver dovuto rinunciare ad un'arteria che era diventata caotica e difficile da percorrere non è stato in fondo un grosso sacrificio».

Tutti contenti a tal punto da far insorgere il 27 settembre del 1979 l'Ordine degli Architetti, rammaricati per non essere stati coinvolti in un progetto di restyling di via Sparano che avrebbe dovuto meritare «un concorso nazionale». Cosa che è arrivata nel 2007, cioè dopo 28 anni. E la storia, adesso, sembra ripetersi.

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