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Via Sparano, monta la protesta
«Le palme non si toccano»

bari via sparano

di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - Nella Casa del Mutilato va in scena l’amarcord-protesta per pochi intimi. Sulle scalinate c’è chi ricorda i pomeriggi di gioventù trascorsi all’ombra delle palme davanti a palazzo Mincuzzi e chi guarda a un presente troppo recente. “Su quei vasconi l’altro giorno è persino salito Salvini!” dice una militante dai capelli color mogano quasi invocando l’inviolabilità di quel luogo. Poi sfilano ex volti noti della politica locale. Arriva l’ex sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia, l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Giuseppe Loiacono, e vari consiglieri comunali di centrodestra di oggi e di ieri. Ma la cittadinanza reale ha risposto freddamente: quella marea umana annunciata dalla Rete, con gli oltre 12mila iscritti pronti a immolarsi per la causa, non c’è. Non ci sono i commercianti (orario, le 18 e 30, per loro proibitivo), non ci sono molti giovani, non ci sono i residenti e così la sala addobbata a tricolore ne contiene al massimo 70-80 con numerosi posti a sedere ancora vuoti. Si svolge così la prima riunione operativa di ‘Salviamo via Sparano’, il comitato spontaneo nato su Facebook all’indomani del progetto di riqualificazione sulla principale strada dello shopping barese.

“Una strada che ricorda il cimitero di Berlino – dice Spiridione Palumbo, l’ideatore già un anno e mezzo fa di questa mobilitazione social -. Che l’altro giorno ha ottenuto 12mila adesioni in meno di 40 ore. Non credevo ai miei occhi” ripete fiero mentre si accinge a fare gli onori di casa. Si alternano le testimonianze tra chi ripete che il “problema non sono solo l’eliminazione delle palme, il progetto non ci piace, ci basta una manutenzione ordinaria perché via Sparano non deve cambiare” e chi invoca forme di protesta plateali come cortei funebri con lumini tra le mani. Insomma, per rimarcare l’idea da necropoli della futura strada. Giovanni Giua, storico farmacista della strada da oltre 50 anni, spiega: “A suo tempo quando fu presentato il primo progetto (e in sala volano i numeri sulle date, tra chi dice “era il 2005”, “no era il 2006” e poi ancora “ma no, eravamo nel 2007”) raccogliemmo oltre 3mila firme e fummo ricevuti dall’allora sindaco Emiliano e dal suo assessore Simonetta Lorusso. Incontrammo anche l’architetto Salimei, persona alquanto arrogante, e fu stabilito di salvare le palme, di garantire l’ombra e le sedute. Ora invece il sindaco Decaro dichiara il contrario. Lo ripeto: i vasconi centrali non si toccano, sono un fatto sociale”.

Le prossime mobilitazioni si annunciano apartitiche ma gli organizzatori avvertono: “Qualunque politico di qualunque colore è il benvenuto”. Interviene il consigliere comunale Irma Melini, pasionaria quanto basta per ripetere più volte al microfono: “Quel progetto non ci piace, chiederemo al sindaco di bloccare la gara d’appalto. Deve ascoltare i cittadini”. Si decide allora di stilare una lettera da trasmettere nelle prossime ore al sindaco Antonio Decaro per convincerlo a sospendere la gara anche alla luce dell’ordine del giorno votato venerdì scorso all’unanimità dal consiglio comunale per la convocazione di un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza. “Io rilancio l’idea di un referendum popolare – avverte il consigliere comunale Fabio Romito -. Quest’opera segnerà per sempre il volto della nostra città ed è quindi doveroso ascoltare la voce dei cittadini”.

“Non è un tema da prendere sottogamba – avverte l’ex sindaco Di Cagno Abbrescia -. Abbiamo visto in questi mesi solo rendering orribili. A me le palme piacciono sono belle, sono eleganti e costano pochissimo perché la manutenzione si fa una volta all’anno. Sapete che vi dico da cittadino? Stendiamoci per terra come hanno fatto a Roma per piazza San Silvestro”. Arrivano gli applausi. Ma intanto dal Comune l’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Galasso ripete: “Il verde di via Sparano non sparirà, sarà implementato agli incroci: dai 24 vasconi centrali passeremo alle 32 fioriere laterali agli incroci della strada. In termini di numeri passeremo dai 160 metri quadri di verde ai 250. E non mi pare mica poco”.

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