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dopo la confisca

Punta Perotti, storia infinita
lo Stato chiede i soldi
ma il Comune si oppone

Punta Perotti, storia infinita lo Stato chiede i soldi  ma il Comune si oppone

di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - Lo Stato batte nuovamente cassa chiedendo il rimborso delle somme anticipate. Ma il Comune prende ancora tempo e in tutta risposta – con una delibera di giunta dello scorso 13 maggio – dichiara opposizione al decreto emesso, nientedimeno che, dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, guidata da Matteo Renzi (sì proprio lui, accolto meno di 48 ore fa in città) chiedendo che sia un giudice ordinario a pronunciarsi sulla sospensione del decreto esecutivo.

È il nuovo capitolo dell’infinita telenovela dei palazzoni di Punta Perotti. Questa volta il braccio di ferro non è tra amministratori locali e costruttori, ma si sposta verso Roma all’indomani della notifica giunta a Palazzo di Città a metà aprile. Il Governo chiede infatti all’amministrazione comunale di rimborsare i 121mila e 800 euro versati nella primavera del 2009 dal Ministero dell’Economia alle tre società, Iema, Mabar e Sud Fondi che a gennaio di quell’anno lo spuntarono davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel ricorso contro la confisca dei terreni e delle costruzioni disposta dalla Cassazione nel 2001, seppur in assenza di condanna penale.

I giudici di Strasburgo condannarono infatti lo Stato per la violazione dell’articolo 1 (protocollo Addizionale 1) e dell’articolo 7 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, obbligandolo a un indennizzo a ciascun ricorrente pari a 40mila euro, dei quali 30mila per le spese processuali e 10mila per i danni morali. Perché in sostanza, secondo la corte, quella confisca italiana era avvenuta in violazione del diritto della protezione della proprietà privata e in assenza di specifiche pene, dato che al tempo in cui si svolse la vicenda le leggi in materia di confisca in Italia non erano chiare e quindi non permettevano di prevedere l’eventuale sanzione.

Ora a distanza di sette anni, dopo alcuni solleciti pervenuti già nel 2010, lo Stato torna a farsi sentire invitando il Comune al versamento del bonifico, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento, in virtù di varie disposizioni normative, tra cui anche la Legge Finanziaria del 2007, che prevedono il «diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell’Unione Europea».

Ma Palazzo di Città obietta per due motivi: «Per la totale carenza delle ragioni poste a fondamento della pretesa» e in considerazione «della estraneità dell’ente territoriale a qualsivoglia episodio di violazione delle disposizioni della Convenzione Europea». In sostanza dice il Comune «quella confisca non l’abbiamo decisa mica noi, ma la magistratura». Ma il caso rischia di aprire altri possibili scenari visto che sempre la Cedu ha condannato poi nel 2012 lo Stato a pagare 49 milioni di euro ai costruttori per i danni materiali subiti dall’abbattimento dei palazzi sul lungomare a sud nel 2006. Mentre due anni prima, nel 2010, la magistratura aveva già revocato la confisca dei suoli.

Le reazioni Questo inaspettato rimborso chiesto dal Governo rimbalza tra i corridoi del Comune con i consiglieri di centrodestra pronti a infiammare la polemica. «Decaro e Renzi la mattina firmano il patto del panzerotto, il pomeriggio giocano con i soldi dei baresi – attacca il consigliere comunale Fabio Romito -. Ha del grottesco infatti il contenzioso in atto fra Comune e presidenza del consiglio dei ministri instaurato a seguito della condanna subita dallo Stato italiano per la vicenda Punta Perotti. Renzi infatti ha battuto cassa chiedendo alla città di Bari i 120 mila euro pagati ai Matarrese. L’ennesima maldestra operazione del duo Emiliano-Decaro per cui i baresi sono costretti a pagare il salatissimo conto, mentre loro festeggiano a suon di selfie». «L’ennesimo salasso cui i baresi sono costretti ha dei precisi responsabili – aggiunge Giuseppe Carrieri (Impegno Civile) - gli stessi che hanno messo in ginocchio la nostra città e gli stessi che nelle occasioni ufficiali sfoggiano sorrisi e slogan di rito. Non è tollerabile un simile irrispettoso atteggiamento, e anche rispetto a questa vicenda tuteleremo gli interessi dei baresi con ogni mezzo. Lo faremo noi perché purtroppo a pagare, alla fine, sono sempre gli stessi».

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