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di MARCELLO COMETTI

TARANTO - L'insorgenza dell'asma nell'infanzia e nell'adolescenza è associata prevalentemente all'esposizione nei primi anni di vita a livelli crescenti di biossido di azoto (NO2) e di particolato (polveri sottili), ovvero le sostanze che si trovano nell'aria che tutti noi respiriamo e che sono responsabili dell'inquinamento atmosferico, provenendo in massima parte dalla grande industria (ma non solo: qualcuno s'è chiesto quanto sia calato negli ultimi 2-3 anni il ritmo dei controlli sugli impianti di riscaldamento e relative emissioni di fumi?).
Fra gli addetti ai lavori, la certezza del nesso malattie respiratorie-inquinamento in età pediatrica era già più che consolidata, ma ora a confermare il tutto giunge un autorevole studio scientifico pubblicato dalla prestigiosa rivista medica anglosassone «Lancet» in uno dei suoi ultimi numeri (http://www.thelancet.com/pdfs/journals/lanres/PIIS2213-2600(15)00426-9.pdf).
«Exposure to air pollution early in life might contribute to the development of asthma throughout childhood and adolescence, particularly after age 4 years, when asthma can be more reliably diagnosed. Reductions in levels of air pollution could help to prevent the development of asthma in children»: l'esposizione all'inquinamento atmosferico nei primi anni di vita può contribuire allo sviluppo dell'asma durante l'infanzia e l'adolescenza, in particolare dopo i 4 anni di età, quando l'asma può essere diagnosticata in modo più affidabile. La riduzione dei livelli di inquinamento dell'aria potrebbe contribuire a prevenire lo sviluppo dell'asma nei bambini.

In letteratura non mancano gli studi che hanno già affrontato il tema degli effetti dell'inquinamento dell'aria sullo sviluppo di asma e di rinocongiuntivite nell'infanzia e nella prima adolescenza, ma quello che finora non era chiaro era se il ruolo dell'inquinamento ambientale sull'insorgenza di asma fosse precoce o tardivo. In questo consiste la novità dello studio, che ha seguito più di 14.000 bambini residenti nel nord Europa dalla nascita fino a 14-16 anni per determinare l'associazione esistente tra il numero di partecipanti che hanno sviluppato asma nel corso dello studio e il livello di inquinamento dell'aria nel luogo di residenza alla nascita e al tempo del follow-up.
Per misurare la qualità dell'aria i ricercatori si sono serviti dei report storici delle concentrazioni di  NO2 e di particolato atmosferico (livelli di  Pm 2.5, Pm10 e Pm di dimensioni intermedie).

I risultati hanno evidenziato che un bambino su 3 ha sviluppato asma. Lo studio ha dimostrato che le concentrazioni più elevate di biossido di azoto e di particolato nel luogo di residenza alla nascita si associavano ad un incremento del rischio di asma soprattutto dopo i 4 anni di vita del bambino e che, nonostante più della metà dei partecipanti allo studio avesse successivamente cambiato residenza nel corso dell'indagine, l’esposizione successiva agli inquinanti dell'aria non fosse connesso al rischio di insorgenza di asma. In pratica se ne deduce che sia l’esposizione precoce agli agenti inquinanti dell'aria, in particolare nel luogo di residenza alla nascita, a trainare il successivo sviluppo di asma nella tarda infanzia e nella prima adolescenza.

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