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ambiente

Trivelle nel Salento, il ministero dà l'ok

L’istanza di prospezioni è piovuta tra capo e collo nel novembre 2014 su quattordici comuni leccesi e undici tarantini.

trivelle petrolifere

di TIZIANA COLLUTO

ROMA - Dopo le isole Tremiti, l’arrembaggio delle trivelle diventa sempre più concreto anche per il Salento.
L’esplorazione di petrolio nel mare Ionio ha incassato il primo, probabilmente più importante, ok necessario al via libera definitivo: l’11 dicembre scorso, il comitato tecnico di Valutazione di impatto ambientale, l’organo del Ministero dell’Ambiente a cui spetta la stima delle ripercussioni sull’ecosistema, ha emesso il suo «parere positivo con prescrizioni» al progetto di prospezioni petrolifere della Schlumberger Italiana spa nel Golfo di Taranto.
È un primo concreto passo in avanti per la società che fa parte dell’omonimo gruppo texano, «la più grande compagnia al mondo di servizi per le società petrolifere», secondo la definizione di sé fatta nei documenti depositati poco più di un anno fa a Roma.

L’istanza di prospezioni, infatti, è piovuta tra capo e collo nel novembre 2014 su quattordici comuni leccesi (Galatone, Ugento, Melissano, Racale, Sannicola, Castrignano del Capo, Taviano, Porto Cesareo, Morciano di Leuca, Patù, Gallipoli, Alliste, Salve, Nardò) e undici tarantini.
E ciò, nonostante le osservazioni degli enti locali, delle associazioni e di semplici cittadini; nonostante le contestazioni di piazza, lo sciopero della fame dei sindaci, la mobilitazione della diocesi di Ugento; nonostante i mesi di fermento, la strada per ottenere tutti i permessi sembra in discesa per la multinazionale dell’oro nero.

Il comitato tecnico «Via» aveva chiesto, nella primavera scorsa, nuovi studi ad integrazione degli incartamenti già protocollati.
Così, nel giugno scorso, la Schlumberger ha ripubblicato il progetto completo. È stato come calciare un gol a porta vuota: gli enti interessati avrebbero dovuto presentare nuove controdeduzioni entro il 15 agosto. Quasi nessuno lo ha fatto. E così per i tecnici ministeriali la valutazione si è dovuta basare sui corposi studi di parte e sulle poche nuove osservazioni del territorio. Da qui il loro sì condizionato.
Il contenuto del parere non è noto, perché, come spiegato dagli uffici del dicastero, indirizzato solo al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Il provvedimento di quest’ultimo è «in predisposizione». Dalla sintesi tra questo e il parere atteso del Ministero dei Beni Culturali scaturirà, alla fine, il decreto del Ministero dello Sviluppo economico, com’è accaduto per le isole Tremiti.
Quello che potrebbe intascare la Schlumberger, alla fine, non è un “permesso di ricerca”, ma un “permesso di prospezione”.
Ciò che cambia è che il titolo minerario non è esclusivo, ma gli studi sui fondali devono essere eseguiti entro al massimo un anno dal rilascio della valutazione di impatto ambientale. Si prevede l’acquisizione di circa 4.285 km di linee sismiche 3D utilizzando la discussa tecnologia air-gun, che attraverso getti di aria compressa continui e cadenzati sul fondale “legge” la composizione del sottosuolo. Con ripercussioni non da poco sull’ecosistema marino.

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Commenti all'articolo

  • eliofirst

    19 Gennaio 2016 - 12:12

    oltre al danno la beffa. Perché i comuni del leccese son tutti menzionati mentre per la provincia di Taranto no. Due pesi e due misure come sempre per la Cenerentola Taranto

    Rispondi