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Da domani, il territorio torna sotto la lente dei controlli anti-Xylella. Ripartono a tamburo battente quelli per l’individuazione di eventuali nuovi focolai nelle aree indenni, lì dove un ulivo certificato come infetto, purché non monumentale, dovrà essere estirpato, come da previsione del nuovo Piano regionale. In contemporanea, il Corpo Forestale dello Stato avvierà il monitoraggio dei campi non sfalciati, perché, dalla prossima settimana, saranno elevate le multe da mille euro ciascuna a chi non ha provveduto ad arare o trinciare le erbe. Il tutto mentre il Salento trattiene il fiato in vista della decisione della Corte di Giustizia europea, che fra quattro giorni dovrà esprimersi sulla questione. Si riparte, dunque. E il Nord Salento torna a tremare. Certo, almeno nel Leccese espianti non ne sono previsti, ma nella fascia Nord della provincia è disposta «l’energica potatura» delle piante malate, che quindi dovrebbero perdere interamente la loro fronda.

È una sorta di compromesso raggiunto con le nuove linee guida regionali approvate l’8 aprile scorso e pubblicate sul Bollettino ufficiale il 26 aprile.

Nell’area cuscinetto, i monitoraggi saranno intensi, affidati per due mesi al Consorzio di difesa leccese, il Codile, «in attesa che venga espletata la procedura per affidare il compito completamente all’Arif», ha spiegato Gianluca Nardone, direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia. A giorni, inoltre, la Commissione Europea dovrebbe emanare la decisione che ufficializza le indicazioni date due settimane fa dallaDgSanco (Direzione generale Salute dei consumatori), per modificare i confini delle aree delimitate, spostando così di venti chilometri verso Nord la fascia di contenimento.

Gli occhi della Regione, comunque, restano puntati sull’area a cavallo delle province di Brindisi e Taranto, per capire se il batterio verrà ritrovato anche lì, segno di un’avanzata verso il resto della Puglia.

Anche nel Leccese, corrispondente con la zona infetta, sono previste misure ben precise: su ulivi già colpiti, il Piano impone le capitozzature, «potature severe dell’intero oliveto con tagli a livello delle branche principali con rimozione continua della nuova vegetazione», compresi i polloni, «dall’ultima settimana di aprile fino a giugno». Per le piante con sintomi iniziali di disseccamento, si deve procedere alla sbrancatura, potando i rami sintomatici e rimuovendo sempre i polloni e la nuova vegetazione nello stesso periodo. Negli oliveti indenni, la rimonda va fatta ogni due anni. Gli ulivi monumentali, ovunque si trovino, invece, vanno potati pesantemente e coperti con reti anti insetto. Sono tutte azioni la cui attuazione dovrà essere verificata dalla Forestale entro metà luglio. Entro metà giugnodovrà accertare che i terreni siano stati lavorati meccanicamente, operazione che dovrebbe essere già stata fatta entro ieri.

Questa è la settimana ulteriormente concessa, prima di passare alle multe che promettono di arrivare a pioggia.

Sarà mercoledì, però, la giornata clou: la Corte di Giustizia Europea è chiamata a valutare gli atti che le ha rimesso il Tar Lazio a gennaio. Dovrà stabilire se è valida o meno la decisione di esecuzione emanata dalla Commissione Ue nel maggio 2015, che impone, nel Brindisino, di abbattere tutti gli alberi nel raggio di 100 metri intorno a quelli infetti.

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