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Ciliegie, il marchio di qualità «beffa» i produttori pugliesi

Il caldo anticipa la raccolta ma, senza certificato, tonnellate di frutta restano invendute

Ciliegie, il marchio di qualità «beffa» i produttori pugliesi

di ANTONIO GALIZIA

Quei cartelli hanno scatenato le proteste e seminato il panico tra i produttori di ciliegie del Sud Est Barese (zona nella quale grazie alle condizioni climatiche favorevoli nello scorso fine settimana è partita, con 15-20 giorni di anticipo, la raccolta delle ciliegie) che si sono imbattuti in un imprevisto. Da sabato mattina, infatti, molti stabilimenti espongono fuori dai cancelli i cartelli che riportano l’avviso di poter vendere le ciliegie solo se in possesso di iscrizione alla «Rete di lavoro agricolo di qualità». Non tutti i produttori erano a conoscenza di questa novità, per questo in molti non hanno potuto conferire le casse di Bigarreaux, destinate al mercato nazionale ed estero, rinunciando in questo modo ad importanti incassi.

Le precocissime ciliegie del barese sono giunte sul mercato solo 4-5 giorni dopo quelle raccolte nella regione spagnola della Tarragona, con quotazioni già ottime, che oscillano tra i 5 e gli 8 euro al chilo. Ma quando i produttori hanno appreso che, per conferire il prodotto, avrebbero dovuto prima ottenere una certificazione Inps che dimostri l’adesione alla «Rete del lavoro agricolo di qualità» (è lo strumento adottato dal 2016 per intercettare potenziali fenomeni di illegalità nel lavoro agricolo, come il caporalato e il lavoro nero) sono andati nel panico. Eppure, informa l’Inps, in risposta alle associazioni di categoria aderenti ad «Agrinsieme Puglia» (raggruppa Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, Copagri, Confagricoltura, Confcooperative e altre sigle del settore agricolo) che denunciano ritardi da parte dell’ente di previdenza nel rilascio degli attestati, è dal 1° settembre del 2015 che la «Rete di lavoro agricolo di qualità» è attiva.

«Contrariamente a quanto dichiara Agrinsieme Puglia – fa sapere l’Istituto della previdenza attraverso il suo ufficio stampa - l’Inps ha espletato tutte le procedure che spettano all’Istituto per il rilascio della certificazione di qualità. In ogni caso le domande in attesa di risposta sono 600 in tutta Italia. Quindi la stragrande maggioranza delle diverse migliaia di produttori cerasicoli pugliesi, cui fa cenno Agrinsieme Puglia, non ha presentato domanda per l’iscrizione a Rete agricola di qualità». Tanti i produttori interessati a questo adempimento se si considera che sono al via in queste settimane le campagne per le ciliegie, le patate, le albicocche, le pesche, le angurie, l’uva da tavola. È impensabile che il settore dell’ortofrutta si trovi nella paradossale condizione di non riuscire a soddisfare la domanda di prodotto della Gdo (Grande distribuzione organizzata, ndr) italiana ed estera, pur in presenza in campo di prodotti come le ciliegie, di qualità e quantità adeguate, per il solo fatto di non aver risposto con le modalità richieste alle istanze.

Un’istanza etica molto avvertita nel settore, dopo i casi di caporalato, lavoro nero e morti in agricoltura che hanno funestato il 2015. È per questo che l’Inps d’intesa con il ministero per le politiche agricole, ha deciso lo scorso anno di intraprendere alcune azioni positive di contrasto al fenomeno. Oltre al contrasto quotidiano, che avviene con il metodo ispettivo, l’Istituto della previdenza ha messo in atto una serie di azioni, cosiddette positive, premiando le aziende agricole più virtuose. Una di queste è la messa in atto della «Rete del lavoro agricolo di qualità».

Per accedere alla rete è possibile presentare le istanze tramite un apposito servizio telematico reso disponibile dall’Inps. Possono presentare richiesta di adesione le imprese agricole in possesso di requisiti «come il non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di imposta sui redditi e sul valore aggiunto; non essere stati destinatari, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative; essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi». La domanda di adesione può essere presentata direttamente dal portale dell’Inps al quale si accede con codice fiscale e Pin.

«Prima dell’accesso – fa sapere ancora l’Istituto di previdenza - le aziende agricole devono essere state autorizzate dalle sedi Inps all’invio dei modelli Dmag». Le domande vengono poi esaminate ed in caso di esito positivo, le aziende selezionate entreranno a far parte della rete e riceveranno il certificato che ne attesta la qualità. Detto certificato potrà essere esibito nei confronti della clientela come marchio di azienda «attenta al lavoro e che non pratica caporalato o lavoro nero in agricoltura». Considerato che l’80% dei produttori cerasicoli del barese non ha aderito alla Rete, Agrinsieme Puglia ha chiesto maggiore flessibilità: «Nelle more del rilascio della certificazione da parte dell’istituto di previdenza, i produttori devono poter raccogliere e vendere un prodotto fresco come le ciliegie, altrimenti il danno economico all’agricoltura rischia di diventare devastante». Agrinsieme Puglia informa inoltre di aver formalmente interessato del caso il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina.

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