Esplosione in Albania, il giorno del pianto

TIRANA - Sarà giorno di lutto nazionale domani in Albania, in rispetto delle vittime della tragica esplosione avvenuta sabato vicino a Tirana, in un deposito d'armi e munizioni: lo ha annunciato oggi il premier albanese Sali Berisha.

Un altro corpo e' stato scoperto questa mattina, dall'unità di soccorso dell'esercito albanese tra le macerie del deposito d'armi e munizioni, esploso sabato vicino a Tirana: lo ha confermato all'Ansa, un portavoce del ministero della Difesa.
«Al momento è impossibile identificarlo. E' quasi interamente carbonizzato e praticamente smembrato», descrive il portavoce. Sale così a 16 morti (uno dei quali deceduto ieri nell'ospedale di Brindisi, dov'era stato trasportato in gravi condizioni) il bilancio della terribile esplosione. Ci sono 5 dispersi.

FERITI DA TIRANA A BARI
Sono giunti in nottata a Bari altri cinque feriti nell'esplosione nel deposito di armi vicino a Tirana, dopo gli undici giunti l'altro ieri a Brindisi.
I feriti sono arrivati nella notte con un volo da Tirana, insieme con loro parenti, e sono stati condotti nel Policlinico di Bari. A quanto si è saputo, tra di loro c'è una donna che era incinta e, a causa dei traumi subiti per l'esplosione, ha perso il bambino che doveva nascere.

FERMATI DA PROCURA DIRIGENTI COINVOLTI
Tre alti dirigenti del ministero della difesa e della ditta addetta allo smantellamento di un intero arsenale di munizioni nel deposito d'armi esploso sabato vicino a Tirana, sono stati fermati questa mattina per ordine dei magistrati che conducono le indagini sul caso.
Al momento vengono accusati per non aver rispettato le regole di trattamento dei materiali esplosivi. Entro le prossime 48 ore, secondo le procedure, la procura molto probabilmente chiederà al tribunale l'arresto per Ylli Pinari, il direttore della Meico, l'importante azienda statale che si occupa di import-export di armi e che aveva siglato a nome del ministero della Difesa il contratto con la società statunitense incaricata per disattivare le munizioni a Gerdec.
Lo stesso provvedimento potrebbe essere richiesto anche per Mihal Delijorgji, re dell'acciaio albanese e amministratore della ditta albanese subappaltata dagli americani e che effettuava materialmente le operazioni a Gerdec. La sua società Albdemil è accusata, finora solo dalla stampa, di aver anche impiegato in nero nei lavori di disattivazione di munizioni, contadini e donne senza alcuna competenza in materia di esplosivi e pagandoli pochi spiccioli. Quattro anni fa Delijorgji era stato arrestato per evasione fiscale e contrabbando. E' il direttore tecnico della società di Delijorgji anche la terza persona fermata per ordine della procura albanese.
Privacy Policy Cookie Policy