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morì bruciata viva

La Cassazione riapre
il caso «Palmina»

La ragazza sarebbe stata uccisa 35 anni fa perchè aveva rifiutato di entrare in un giro di prostituzione gestito dai fratellastri

FASANO - Tragica morte di Palmina Martinelli, la 14enne fasanese che morì arsa viva: la Corte di Cassazione ha riaperto, a distanza di 35 anni dalla tragedia che all’epoca impressionò l’Italia intera, il caso. Con sentenza del 30 marzo scorso, i giudici della prima sezione della Suprema corte hanno annullato l’ordinanza con cui, il 28 aprile 2015, il gip del Tribunale di Brindisi ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte “a causa delle ustioni riportate nel suo abbruciamento” della 14enne Palmina Martinelli. La suprema Corte ha accolto il ricorso della sorella Giacomina, che in questa battaglia è assistita, sin dall’inizio, dall’avvocato Stefano Chiriatti. La sentenza dispone la trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, competente per la nuova inchiesta. Alla luce della decisione degli Ermellini, la magistratura inquirente tornerà, dopo sette lustri, ad occuparsi di quello che accadde a Palmina Martinelli.

D’altronde, che si sia trattato di un brutale omicidio e non di un suicidio è la convinzione della Procura della Repubblica di Brindisi, ma al contempo i magistrati inquirenti hanno ritenuto che ciò non basti per poter formulare una richiesta di rinvio a giudizio. Nel marzo dell’anno scorso si è celebrata dinanzi al gip del Tribunale di Brindisi l’udienza per discutere l’opposizione all’archiviazione sull’inchiesta bis sulla morte della 14enne fasanese. La Procura di Brindisi sostiene la tesi secondo cui “è ragionevole ritenere che si trattò di un omicidio“, ma il procuratore capo Marco Dinapoli e il pm Iolanda Daniela Chimienti hanno ritenuto che ciò non basti per poter formulare una richiesta di rinvio a giudizio.

Gli indizi di reato emersi, in merito al presunto delitto, sono infatti riferibili – secondo i pm – a persone già giudicate e assolte dalla Cassazione e quindi non più processabili. Prevalse all’epoca la teoria secondo cui la 14enne si tolse la vita dandosi fuoco, nonostante lei stessa, in punto di morte, avesse dato indicazioni su coloro che le avevano dato fuoco.

Il caso è stato riaperto su denuncia contro ignoti formulata nell’ottobre 2012 dalla sorella di Palmina, Giacomina Martinelli, assistita dall’avv. Stefano Chiriatti che ha allegato alla querela una perizia dell’anatomopatologo Vittorio Pesce Delfino, il quale ha utilizzato recenti tecniche di analisi di immagine computerizzata sulle ustioni di Palmina.
“Il volto di Palmina era protetto – scrive tra l’altro Pesce Delfino – con entrambe le mani prima dello sviluppo della vampata e quindi dell’innesco dell’incendio. L’incendio fu quindi provocato da altri“, impostazione questa condivisa dalla procura che ha anche fatto inoltre eseguire un accertamento grafologico su un biglietto lasciato da Palmina da cui emerge che furono almeno due le persone a scrivere.

Secondo quanto sempre affermato dall’accusa, originariamente sostenuta dal pm Nicola Magrone che si è poi a lungo battuto perchè la verità venisse accertata, Palmina sarebbe stata uccisa perchè aveva rifiutato di entrare in un giro di prostituzione gestito dai fratellastri. [Mimmo Mongelli]

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