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Verso il gasdotto Tap, il Governo ordina l'occupazione dei suoli

Via ai lavori entro il 16 maggio E sul ruolo della Regione polemica tra Trevisi (M5S) ed Emiliano

Verso il gasdotto Tap, il Governo ordina l'occupazione dei suoli

di Tiziana Colluto

LECCE - Tap ha acquisito l’85 per cento delle aree interessate dal passaggio del gasdotto, tra Melendugno e Vernole, nel Leccese. Ai circa 80 proprietari delle 200 «particelle» interessate ha sborsato indennizzi pari a 1,8 milioni di euro. Per i terreni per i quali non è stato trovato un accordo, il ministero dello Sviluppo Economico ha emanato un decreto di «asservimento e occupazione temporanea dei suoli». Il vincolo di «servitù» durerà per tre anni e sei mesi dal momento dell’immissione in possesso: ai proprietari è dovuta l’indennità relativa, ma a loro carico rimarranno i tributi e gli oneri gravanti sui fondi.

Il Mise si è espresso il 15 marzo, nello stesso giorno in cui il ministero dell’Ambiente ha concluso la procedura di ottemperanza ad una delle prescrizioni a cui adempiere prima dei lavori, quella riguardante lo spostamento della vegetazione arborea (tranne ulivi) e lo smantellamento e il ripristino dei muretti a secco.

Dunque, avanti tutta verso l’apertura del cantiere, entro il 16 maggio, come da prescrizioni di Bruxelles. Ultimo vero intoppo resta quello relativo ai primi 231 ulivi da espiantare in vista del successivo reimpianto. Gli alberi vanno tolti dall’area su cui dovrà sorgere il microtunnel e dovrà essere scavato il pozzo di spinta. I trattamenti fitosanitari e le potature sono già stati fatti, ma si attende l’ok definitivo da parte degli uffici regionali prima di poter procedere all’estirpazione.

Un nodo non da poco quello degli ulivi, sciolto a monte da un decreto del ministero delle Politiche agricole, che, il mese scorso, ha consentito lo spostamento anche delle piante colpite da Xylella. E questo per consentire la «realizzazione di opere dichiarate di pubblica utilità , che hanno conseguito le previste autorizzazioni e di cui è stata svolta la Valutazione di impatto ambientale». Sull’autorizzazione all’espianto, la Regione Puglia non ha ancora sciolto la riserva, ma «secondo indiscrezioni, ci sarebbe stato un suo orientamento positivo anche per la A.44», la prescrizione relativa agli ulivi, appunto. A dirlo è il consigliere regionale pentastellato Antonio Trevisi, che aggiunge: «dall’approvazione del progetto esecutivo delle interferenze per i lotti 1 e 1B, risulta che gli organi regionali, nello specifico l’Arpa, abbiano dato parere positivo anche per la prescrizione A.45, che si riferisce alle opere di monitoraggio e alla gestione dei neoecosistemi». Da qui l’attacco politico: «è evidente - dice Trevisi - che il presidente Emiliano stia facendo il doppio gioco: da una parte dichiara la sua contrarietà alla localizzazione di San Foca, ma dall’altra non sta facendo nulla, dimostrando così un atteggiamento succube delle lobby che sono dietro il progetto Tap. Vorremmo anche ricordare l’impegno che Emiliano aveva preso dinanzi la conferenza Stato-Regioni: sollevare il conflitto di attribuzioni qualora il governo non avesse recepito le proposte di variazioni alla norma salva Tap inserita nel decreto Martina bis».

«Non posso che dirmi addolorato - replica Emiliano a Trevisi - dalla superficialità con la quale si tende a privilegiare l'attacco personale e partitico, alla battaglia comune per la salvaguardia dell'ambiente ed in particolare della spiaggia di Melendugno. Trevisi dimentica che tutte le procedure di cui va parlando non sono influenzabili dal presidente della Regione e dagli altri organi di indirizzo politico , perché se tanto avvenisse si tratterebbe di ipotesi di reato di abuso in atti di ufficio. Ciò nonostante i dirigenti e gli uffici della Regione Puglia non hanno affatto tenuto le condotte descritte dall'improvvido consigliere. Sotto questo aspetto mi corre l'obbligo di difendere l'immagine degli uffici della Regione Puglia, accusati di compiacenza in modo del tutto ingiustificato».

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