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buona sanità

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è la terapia del dolore

Una struttura che nel tempo è cresciuta grazie alla tenacia del dott. Giovanni Vitale - responsabile Struttura Semplice di Terapia del dolore e Coordinatore Cure palliative presso l’Asl

terapia del dolore

di ARNALDO TRAVAGLINI

BRINDISI - Soltanto alcuni anni fa, parlare di “terapia del dolore” sembrava essere qualcosa di strano, e non una vera svolta nella moderna medicina.
A Brindisi, nell'ospedale “Perrino”, per fortuna degli utenti la terapia del dolore è divenuto un fiore all'occhiello. Una struttura che nel tempo è cresciuta (in verità molto lentamente) grazie alla tenacia del dott. Giovanni Vitale - responsabile Struttura Semplice di Terapia del dolore e Coordinatore Cure palliative presso l’Asl di Brindisi - e, negli ultimi tempi, grazie alla sensibilità del direttore generale dott. Giuseppe Pasqualone.
Basti pensare che dal 2009, quando gli utenti erano un centinaio all’anno, si è passati oggi ad almeno 2.000 persone all’anno che, a causa di varie patologie, si rivolgono al Centro per trovare assistenza. Purtroppo, la lista di attesa arriva anche ad un anno perchè la struttura, sia pure cresciuta nel tempo, non è ancora sufficiente a garantire adeguata assistenza in tempi ragionevoli. Attualmente, il centro è strutturato in tre stanze con la possibilità di day hospital e day surgery. Il dott. Vitale è affiancato oltre che da infermiere, anche da due medici per soli due giorni la settimana. La speranza è che il Direttore generale riesca a trovare le opportune forme per potenziare un servizio oggi essenziale per migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Il dolore rappresenta una tra le manifestazioni più importanti della malattia: fra i sintomi, è quello che tende a minare maggiormente la qualità di vita. La forma di dolore più invalidante – quella cronica – colpisce circa il 25-30% della popolazione, e si comprende come l’assistenza di questo aspetto clinico è una priorità per il sistema sanitario, perchè il dolore cronico è un problema sociale.
Ma che cos'è il dolore cronico?
«Il dolore cronico – spiega il dott. Vitale - è un dolore che persiste per mesi e anche per anni, spesso si svincola dalla malattia primitiva e da sintomo diventa malattia. Il paziente colpito da dolore cronico chiede aiuto al proprio medico di base, successivamente ricorre a vari specialisti, ognuno con ipotesi di diagnosi ed indicazioni terapeutiche diverse, spesso senza risultati. Il dolore cronico è troppo spesso trascurato perché poco conosciuto e se non adeguatamente trattato crea problemi non soltanto fisici ma anche psicologici. Nel tempo il paziente con dolore cronico non diagnosticato ed adeguatamente trattato si associa a uno stato depressione, riduzione della capacità lavorativa, deterioramento dei rapporti sociali e familiari. In poche parole la vita con i propri progetti le proprie aspettative e desideri viene stravolta in nome di una malattia che non ha nome e come tale spesso è difficile da credere».
Quali sono le cause del dolore cronico?
«Alcuni casi di dolore cronico possono essere ricondotti a una lesione specifica che nel tempo è guarita. Per esempio, una grave infezione, o complicanze d’intervento chirurgico, interventi d’ernia discale, perfettamente eseguita ma complicata da aderenze cicatriziali. Altro esempio è l’amputazione di un arto inferiore traumatico o chirurgico complicato dalla sindrome dell’arto fantasma, il paziente avverte dolore al piede amputato. In altri casi in apparente assenza di danni ai tessuti sottostanti, il paziente ha dolore intensi, ad esempio la miofibralgia. Un’alta percentuale di casi di dolore cronico sono correlati a lesioni tissutali sottostanti quali: patologie della colonna vertebrale (cervicobrachialgie, Dorsalgie, Lombosciatalgie), patologie del sistema nervoso (lesioni traumatiche dei nervi periferici e del midollo spinale, infiammazione delle radici nervose, dolore da amputazione, algoneurodistrofi, herpes zoster e nevralgia posterpetica), dolore nelle persone affette da vasculopatia, diabete, insufficienza renale cronica, patologie tumorali con dolore e localizzazioni tumorali dell'apparato muscolo – scheletrico».
Chi cura il dolore cronico?
«Di solito è un anestesista che opportunamente motivato e formato è in grado di fare diagnosi ed impostare terapie per il controllo del dolore cronico. L’algologo interviene dopo che il paziente è stato valutato dal medico di base e dallo specialista della patologia responsabile della sintomatologia (ortopedico, neurologo, neurochirurgo, vascolare, reumatologo, nefrologo, ecc.)».
Quali terapie per il controllo del dolore?
«Le terapie farmacologiche sistemiche attraverso l’utilizzo di farmaci somministrati per via orale, sottocutanea, endovenosa; le terapie farmacologiche loco-regionali attraverso l’utilizzo di infiltrazioni mirate e selettive per somministrare il farmaco il più vicino possibile alla sede del dolore; le procedure chirurgiche con l’obiettivo di modulare l’intensità del dolore attraverso una azione sui centri nervosi. A questa categoria appartengono le tecniche quali la neuromodulazione midollare elettrica e farmacologica, le neuro lesioni o le neuro modulazioni con radiofrequenza; le terapie psicologiche. Il dolore malattia è continuamente autoalimentato da molteplici circoli viziosi. E’ necessario tenere conto dell’insieme della persona che soffre nelle sue componenti fisiche e psicologiche. La diagnosi e la terapia psicologica si propongono lo scopo di valutare i comportamenti e gli stati emotivi che mantengono il dolore ostacolando il processo della cura e inviare il paziente dal psicologo. Il trattamento del dolore cronico, quindi, rappresenta un problema sociale per lo Stato e una priorità per il Sistema Sanitario Nazionale. Per questo motivo per dare impulso alla soluzione del problema dei pazienti con dolore cronico è stata emanata una legge dello Stato la n°38/2010 concernente disposizioni «per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore».
Si tratta in definitiva di una legge fortemente innovativa, che per la prima volta garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato e dei loro familiari, nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza.

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