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salute

Disturbi alimentari
A Chiaromonte
10 anni di impegno

Il centro, di riferimento regionale per la cura dei Dca e del peso, è sorto a seguito del disperato tentativo di un padre, Giovanni Gioia, che voleva salvare la figlia anoressica

disordini alimentari

di EGIDIA BEVILACQUA

POTENZA - Dialogo, consulenza, ascolto e tante emozioni. Questo il piatto forte offerto dal centro «Giovanni Gioia» per celebrare la giornata nazionale del «Fiocchetto lilla» nata grazie all’associazione «Mi nutro di vita», fondata da Stefano Tavilla, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi del comportamento alimentare. A Chiaromonte, infatti, dal 2006 ha sede il centro di riferimento regionale per la cura dei Dca e del peso, sorto a seguito del disperato tentativo di un padre, Giovanni Gioia appunto, che voleva salvare la figlia anoressica. Istituita in partenariato con il centro pubblico residenziale di Todi in Umbria, la «casa della gioia» in dieci anni di attività, grazie ad un nutrito staff di esperti, coordinati dalla responsabile Rosa Trabace, ha curato, attraverso l’amore per il cibo e soprattutto per la vita, centinaia di pazienti affetti da anoressia, bulimia nervosa, alimentazione incontrollata, un vero e proprio tunnel di bugie, fame e sotterfugi che le famiglie difficilmente riescono ad intercettare.  

Due i momenti interscambiabili che hanno caratterizzato l’open day promosso dal centro al quale hanno presenziato anche le ragazze delle scuole di Lauria e Viggiano, il target maggiormente interessato da queste tipologie di disagio. Nel primo si è potuto assistere ad un’emozionante rappresentazione teatrale dal titolo «Stralci di vita quotidiana: Ti parlo di me» scritta e interpretata dalle ospiti, avvalendosi delle attività integrate di musicoterapica, linguaggio affettivo, espressivo corporeo, art-therapy e shiatsu. L’altra, invece, si è svolta con diversi gruppi denominati «Stanza accoglienza» insieme con l’assistente sociale, «Vita in residenza» insieme agli educatori e “DCA?” con la psicologa e la nutrizionista per discutere dei disturbi alimentari dal punto di vista clinico.

«In questi anni - spiega Rossella Bonifacio, sostituta responsabile del centro - sono stati trattati in regime residenziale circa 500 pazienti, provenenti principalmente dal centro sud e qualcuno anche dal nord. Un migliaio invece, i trattamenti ambulatoriali. Il disturbo - continua - soprattutto nei primi anni, si è riscontrato tra le donne di età compresa tra i 12 ed i 50 anni, affetti nel 40% da anoressia, ma negli ultimi 5 anni, è in aumento l’incidenza dei Dca nei maschi interessando le varie fasce di età. La maggior parte dei casi trattati si è risolta positivamente con il ripristino delle condizioni psico-fisiche del paziente, laddove invece, dopo la dimissione il percorso non è stato supportato dalle famiglie e non ci è affidati ai servizi territoriali specializzati, si sono avute delle recidive».

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