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Pretese orologi e gioielli da imprenditori

Estorsioni, torna in carcere
a Bari il boss Savio Parisi

Savinuccio Parisi

foto Luca Turi

BARI - 'Savinucciò Parisi, boss del rione di Bari-Japigia, se lasciato libero può reiterare il reato di estorsione. Per questo i giudici della Corte d’appello, su richiesta della procura generale, hanno emesso un’ordinanza di custodia cautelare con la quale hanno ordinato l’arresto del boss. Gli stessi giudici, il 4 marzo scorso, hanno condannato Parisi a 4 anni e 4 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa ai danni di due imprenditori edili.

La sentenza è stata emessa nel processo di appello bis celebrato nel confronti del boss, dopo che nei mesi scorsi la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione perché i giudici avevano ritenuto che non fosse una estorsione ma violenza privata.

I fatti contestati si riferiscono al marzo 2009. Savinuccio sarebbe intervenuto per mettere fine alle richieste di danaro nei confronti di due imprenditori baresi da parte di pregiudicati, affiliati al suo clan, fatte quando lui era detenuto. In particolare, ai due imprenditori uomini del clan Parisi prestarono 400 mila euro a tassi usurari del 500%. La 'mediazionè di Parisi - secondo l’accusa - consisteva nel far cessare le continue richieste di danaro in cambio di gioielli di famiglia degli imprenditori. Fu Savinuccio in persona a stimare il valore dei preziosi in 100 mila euro, anche se un solo bracciale, in oro e diamanti, valeva almeno 70-80 mila euro. 'Savinucciò si mostrò «sconvolto» dalla storia di usura raccontata dalle vittime e disse ad una di loro: «Guarda, non ti preoccupare che adesso ci metto io una buona parola e li fermiamo».

E aggiunse: «Perlomeno, io non posso dirgli che muoiono là i soldi... Sono le più brutte persone che stanno sulla zona di Bari. Sono parenti, ma sono le più brutte che esistono». Aggiungendo, però, che «l'avevano fatta grossa» e che queste persone sarebbero state fermate.

Questa vicenda costò a Parisi l’arresto nel dicembre 2012 a soli due giorni dalla scarcerazione per decorrenza dei termini nel processo 'Dominò in cui è tuttora imputato a piede per associazione mafiosa e traffico di droga. È stato quindi detenuto poco più di tre anni ed è poi tornato libero nel gennaio scorso dopo un’assoluzione decisa dalla Corte di Appello per un’altra presunta estorsione ai danni di un imprenditore.

«Questo arresto è la dimostrazione - commenta il comandante provinciale di Bari dei Carabinieri, col.Vincenzo Molinese - di un impianto accusatorio della Dda che sfocia in una condanna, non ancora definitiva, perché non sono decorsi i termini d’impugnazione, che conferma la pericolosità di Parisi e delle accuse a suo tempo mosse nel corso delle indagini preliminari».

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