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agguato a taranto

Ucciso per una vendetta
e vecchi rancori

Gli agenti della Squadra Mobile hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria i fratelli Antonio e Francesco Bruno, di 34 e 30 anni (nella foto con l'arma usata)

agguato a Taranto

TARANTO - Hanno utilizzato una mitraglietta da guerra 'Skorpion', in grado di sparare a raffica dai 15 ai 20 colpi, per lavare col sangue l’onta di un’offesa. Un pestaggio avvenuto pochi giorni prima per motivi imprecisati, forse legati a contrasti nella gestione di attività illecite. Due fratelli, Antonio e Francesco Bruno, di 34 e 31 anni, con piccoli precedenti penali, sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria per l’omicidio di Giuseppe Axo, il 32enne pregiudicato di Taranto ucciso ieri pomeriggio con cinque colpi di pistola alle schiena (con lesione polmonare) e alle gambe in via Lago di Montepulciano, nel popoloso rione Salinella.

Nella sparatoria sono stati colpiti anche Leonzio Fontana, di 40 anni, e Tiziano Galileo, di 43, entrambi pregiudicati. Il primo - raggiunto da una pallottola a un piede - guarirà in una ventina di giorni; il secondo (colpito al fianco e a un piede) è stato sottoposto a intervento chirurgico e per lui la prognosi è di 40 giorni. I due fratelli, fermati nella notte dagli agenti della Squadra Mobile, rispondono di concorso in omicidio premeditato, tentato omicidio, detenzione e porto di arma da guerra e ricettazione aggravata dell’arma.

I primi screzi tra i presunti assassini e la vittima sarebbero cominciati una decina di anni fa, mentre il movente che ha scatenato la furia omicida è individuato dagli inquirenti in un episodio verificatosi nei giorni scorsi. Axo avrebbe aggredito Francesco Bruno, provocandogli la frattura del setto nasale e altre ferite al volto e al corpo. Ieri è scattata la vendetta da parte dei due fratelli che hanno raggiunto Axo in via Lago di Montepulciano a bordo di una Lancia Y. Il 32enne stava discutendo sotto un porticato con Fontana e Galileo. Dall’interno dell’auto Antonio Bruno, secondo la confessione resa agli investigatori, avrebbe esploso in sequenza 17 colpi. Axo ha tentato invano la fuga ma poi è crollato sull'asfalto. I due fratelli si sono quindi allontanati lasciando l’auto sul luogo dell’agguato.

Dopo aver appreso del litigio avvenuto qualche giorno fa, i poliziotti hanno rintracciato in un cantiere edile e poi accompagnato in Questura i fratelli Bruno, interrogandoli separatamente. Le loro versioni sono subito apparse contrastanti. Messi alle strette, i due hanno poi confessato (anche se emergono discrepanze sul ruolo avuto nella spedizione punitiva) consentendo il ritrovamento dell’arma, nascosta in un cespuglio sul cavalcavia di via Ancona.

I particolari dell’indagine-lampo che ha portato al fermo dei due presunti killer sono stati illustrati dal Questore di Taranto, Stanislao Schimera, dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto procuratore Maurizio Carbone, che domani affiderà l’esame autoptico sul corpo della vittima al dott. Francesco Vinci, dell’Istituto di Medicina legale di Bari.

Il Questore e i magistrati hanno rivolto un plauso ai poliziotti impegnati nelle indagini che «in poche ore - è stato fatto rilevare - hanno risolto un caso che aveva destato grande allarme sociale».

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