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vertenza a bari

Avvocati contro l'Inps
«Chiede soldi non dovuti»

In tutta Italia, con in testa Bari, gli avvocati hanno depositato già un migliaio di ricorsi e altri sono in corso di deposito nei vari Tribunali. Il numero è in crescendo. La battaglia all’inizio

toghe, avvocati

BARI - Prende forma a Bari il braccio di ferro tra migliaia di avvocati e l’Inps a causa della richiesta di contributi non dovuti. Le avvocatesse Ilaria Gadaleta e Maria Antonia Lassandro si sono fatte portavoce di un gruppo di legali che ha presentato ricorsi al Tribunale del lavoro di Bari per le richieste giunte dall’Inps nell’ estate scorsa. Tra giugno e luglio 2015, in particolare, l’Istituto ha inviato a circa 50.000 avvocati in tutta Italia, una richiesta di pagamento per contributi previdenziali a seguito dell’iscrizione di ufficio alla gestione separata.
Il periodo in questione è l’anno 2009, anno in cui la Cassa Nazionale Forense, unico ente previdenziale per l’Ordine degli Avvocati, consentiva di non dover versare i contributi soggettivi, per facilitare l’avvio dell’attività forense. «L’iscrizione alla gestione separata dell’Inps - spiegano le due professioniste - comporta il versamento di un’aliquota maggiorata (27% a fronte del 14% della CF) e peraltro con sanzioni pari a quasi il 100% dell'importo dovuto, trattando migliaia di avvocati da evasori totali. Le cifre richieste sono nell'ordine di circa 2.500/3.000 euro ad avvocato (in alcuni casi arrivando anche fino a 30.000 euro) ed entrano direttamente nel bilancio ordinario dell’Inps, ormai devastato dalla fusione con lnpdap, garantendo all’Ente un’iniezione di danaro liquido».
Queste richieste, secondo i legali, non potranno mai produrre una pensione, sia perché con la riforma professionale si ribadisce l’iscrizione alla Cassa Forense sia perché per poter «riservare» gli importi versati alla gestione separata, il richiedente dovrebbe attivare la cosiddetta «ricongiunzione», cioè una domanda di riunione di contributi, che prevede un pagamento pari al differenziale del minimo pensionistico, cioè con cifre che a volte raggiungono i 5/6 zeri».

Ma non finisce qui. «Oltre al pagamento - spiegano Gadaleta e Lassandro - il richiedente dovrà accettare che la pensione, proprio per via della ricongiunzione, gli venga erogata e calcolata su base contributiva e non più retributiva. A causa di questa pressione economica, unita alle altre, molti avvocati si stanno cancellando dall’albo in ogni parte d’Italia, andando ad ingrossare le file dei disoccupati, mentre nelle trasmissioni politiche attuali si parla di necessità di interventi di riduzione di “un numero di avvocati spropositato”».

Molti avvocati sono dell’opinione che in Italia chi sceglie di svolgere la libera professione «non ha più niente di libero tra iscrizioni d’ufficio e balzelli vari, e si tenta di risolvere il problema della giustizia andando a colpire chi non tratta con i colossi industriali o ha cause testamentarie di famiglie dai cognomi prestigiosi, ma chi lavora difendendo i diritti della classe proletaria e della piccola borghesia. I grandi studi legali legati a volte a stretto giro con la politica e la legislatura non accettano le cause in cui i clienti richiedono i gratuiti patrocini. E, d’altro canto, i compensi degli avvocati ammessi al gratuito patrocinio si attestano su importi medi intorno ai 400/500 euro, peraltro liquidati dallo Stato dopo diversi anni».

Tutto questo, spiegano le due avvocatesse, costituisce «il rischio tangibile che sul mercato della professione legale a tutelare i diritti dei cittadini ci saranno soltanto i grossi studi strutturati e con fatturati da capogiro a scapito del cittadino medio, che non ha la possibilità di pagare parcelle importanti per ottenere la “giustizia”».
Ecco perché in tutta Italia, con in testa Bari, gli avvocati hanno depositato già un migliaio di ricorsi e altri sono in corso di deposito nei vari Tribunali. Il numero è in crescendo. La battaglia è all’inizio. «Se fosse necessario, si arriverà in Appello ed anche in Cassazion perché questa guerra non è la guerra solo degli avvocati ma di tutti i cittadini da essi tutelati, come recita la Costituzione».  

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