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il dossier

Il rapporto di Arpa Puglia
ecco i veleni sul Salento

Investono in pieno il quadrilatero dei comuni del nord Salento, quello compreso tra Squinzano, Trepuzzi, Surbo e Campi Salentina, ma spesso arrivano fin dopo Lecce, fino a Copertino e a San Donato. Sono i veleni di Brindisi

Il rapporto di Arpa Puglia  ecco i veleni sul Salento

di Tiziana Colluto

LECCE - Investono in pieno il quadrilatero dei comuni del nord Salento, quello compreso tra Squinzano, Trepuzzi, Surbo e Campi Salentina, ma spesso arrivano fin dopo Lecce, fino a Copertino e a San Donato. Sono i veleni di Brindisi. Il loro “viaggio” è ricostruito attraverso 25 mappe elaborate da Arpa Puglia e contenute nel rapporto di Valutazione del danno sanitario, strumento previsto dalla legge regionale 21 del 2012 anche per l’area brindisina. È la conferma, se non la prova, di una ricaduta massiccia di inquinanti sulla fascia settentrionale della provincia. Non a caso questo studio nevralgico è incluso nel primo rapporto Ambiente e Salute presentato lunedì.

La fotografia della situazione lascia spazio a pochi commenti. Arsenico, diossine, Piombo, polveri sottili: questo e molto altro è quanto respirano a pieni polmoni i salentini. Sotto accusa ci sono gli impianti “big”. La centrale Enel di Cerano è in pole position, ma è affiancata anche dalle altre industrie pesanti che popolano il sito brindisino: Enipower, Versalis, Basell, Sanofi, Sfir e Agusta. È sulle emissioni di queste sette realtà che è basato lo studio relativo all’esposizione ambientale della popolazione e al relativo rischio sanitario.

Con riferimento al 2010, è stata, dunque, simulata annualmente la concentrazione al suolo di macroinquinanti convenzionali (SO2, NOx, benzene, PM10 e PM2.5) e dei microinquinanti organici (diossine, PCB e IPA) ed inorganici (metalli). Molte le sostanze cancerogene che i venti dominanti da nord scaraventano sul Leccese e sul basso Brindisino. Il benzo(a)pirene, ad esempio, uno dei primi idrocarburi di cui è stata accertata la correlazione con i tumori, soffoca Torchiarolo e lambisce il centro abitato di Squinzano. Il Naftalene, presente nel catrame di carbon fossile, pare avere chiaramente la sua fonte emissiva a Cerano e ricade completamente su Squinzano, Campi Salentina e Trepuzzi. Viaggiano di più le diossine (Pcdd/F: policloro-dibenzo-p-diossine): come dimostrano le mappe, lambiscono anche Monteroni, San Cesario, Carmiano, Novoli e Lecce. Fanno lo stesso i Pcb, i policlorobifenili, dalla tossicità simile alle precedenti: ricadono ancora più in là, fino a Cavallino, Leverano e Copertino. Mentre Benzene, Berillio, Vanadio e Cromo rimarrebbero in maniera più puntuale nel Brindisino; sfondano qualsiasi linea immaginaria Cadmio, Nichel, Manganese, Selenio, Ammoniaca e Acidofluoridrico. A far di peggio sono il Piombo e l’Arsenico, che si inoltrano fino a San Donato e “schiacciano” pesantemente Torchiarolo, Squinzano, Campi e Trepuzzi. È su quest’ultima sostanza che ha posto l’accento la Asl di Lecce. Nel 2010, Arpa stimava 72,2 kg/anno prodotti da Enel, un dato ritenuto incongruente se confrontato con quello di altre centrali come quella veneta di Fusina (354 kg/anno). Per questa ragione è stato chiesto ad Arpa di potenziare i monitoraggi su questo metallo, un cancerogeno potenzialmente correlabile ai tumori al polmone e vescica, che maggiormente colpiscono i leccesi. Ai salentini, però, non manca proprio nulla: sono esposti in modo massiccio anche a Pm10 e Pm2.5, come se tutto l’anno, anche nelle aree più periferiche, vivessero soffocati dallo smog di una grande metropoli.

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