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l'inchiesta

Aqp e la truffa del cloro
«Siamo parte offesa»

Dopo i sequestri di lunedì. L'azienda: «La nostra acqua è sicura». La Procura nomina un perito

Aqp e la truffa del cloro «Siamo parte offesa»

di Massimiliano Scagliarini

BARI - Acquedotto Pugliese manifesta «serenità», e garantisce che la qualità dell’acqua immessa in rete è sempre stata garantita. Ma nell’inchiesta sulla presunta truffa del cloro, esplosa lunedì con il sequestro di documenti e campioni di prodotto nei cinque principali impianti di potabilizzazione, Aqp si costituirà con un proprio consulente tecnico in quanto si ritiene «persona offesa dal reato».

L’indagine condotta dalla Finanza e coordinata dal pm Claudio Pinto, partita da un’ipotesi di turbativa d’asta nelle procedure negoziate per la fornitura di ipoclorito di sodio, si è allargata ora alla qualità della sostanza chimica utilizzata nei potabilizzatori: secondo il decreto di sequestro notificato l’altro giorno, il cloro utilizzato nel processo di potabilizzazione potrebbe essere «nocivo». Per questo il fascicolo conta adesso 13 indagati con le ipotesi, tra l’altro, di truffa e frode in pubbliche forniture: nell’elenco figurano anche due dirigenti di Aqp (Maurizio Cianci e Gianluigi Fiori) e l’amministratore della ditta fornitrice, Donato D’Agostino.

Le accuse andranno ovviamente provate nel merito: le verifiche sono ancora in corso ed è stata la notifica dei provvedimenti di sequestro ad aver causato la discovery parziale dell’inchiesta. I finanzieri, sulla base delle indagini svolte negli ultimi 6 mesi anche grazie ad una serie di accertamenti sul campo, hanno infatti sviluppato il sospetto che le caratteristiche chimiche del cloro utilizzato nei potabilizzatori potrebbero non corrispondere a quelle previste nei capitolati di appalto. Ed è per questo che hanno acquisito, oltre che la documentazione della nuova gara (ancora in corso) per l’ipoclorito, anche una serie di campioni di prodotto che verranno analizzati da un perito nominato dalla Procura. Le analisi serviranno a fugare ogni dubbio: oltre alla questione puramente economica (il valore della sostanza chimica fornita, pari finora a circa 2 milioni di euro) c’è infatti quella della eventuale nocività del prodotto.

Ieri mattina in Acquedotto si sono svolte alcune riunioni tecniche per verificare il merito delle contestazioni fin qui emerse. Al termine l’azienda ha ribadito che non esiste alcun rischio per i cittadini, e dopo aver espresso «massima fiducia» nell’operato della magistratura ha chiesto che «venga fatta al più presto chiarezza sulla vicenda» . «Acquedotto Pugliese - è detto in una nota - assicura la costante rispondenza della qualità dell’acqua distribuita, in virtù dei molteplici livelli di controllo analitico, che costantemente e di prassi effettua in conformità alla normativa vigente». Anche la Regione segue la vicenda ed ha chiesto una relazione al vice-presidente di Aqp, Lorenzo De Santis: «Quanto sta avvenendo - dicono fonti della presidenza regionale - conferma che era giusto intervenire sulla governance dell’azienda per ricalibrarne i poteri ed i sistemi di controllo». A fine dicembre l’amministratore unico è stato sostituito con un consiglio di amministrazione (dopo le dimissioni di Nicola Costantino, la presidenza è ancora vacante). E la scorsa settimana, l’azienda ha deciso di destinare ad altro incarico il responsabile appalti Cianci nominando al suo posto l’ex direttore tecnico Antonio De Leo.

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