Martedì 23 Aprile 2019 | 21:50

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Sentenza Bari, moschea
Andria era base jihadisti

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foto archivio

BARI - Ad Andria c'era la base logistica di un gruppo di aspiranti jihadisti. Lo spiegano i giudici della Corte di Assise di Appello di Bari nelle motivazioni della sentenza con cui, nell’ottobre scorso, hanno confermato cinque condanne nei confronti di altrettanti cittadini di origini tunisine imputati di associazione sovversiva finalizzata al terrorismo internazionale di matrice islamica. Le pene inflitte sono a 5 anni e 2 mesi di reclusione per l’ex imam di Andria Hosni Hachemi Ben Hassem; 3 anni e 4 mesi per Hammami Mohsen, Ifauoi Nour, Khairredine Romdhane Ben Chedli, e 2 anni e 8 mesi per Chamari Hamdi.


«Le reti di estrazione estremistica islamica avevano costituito sul territorio delle strutture di sostegno - scrivono i giudici - che avevano principalmente il compito di procurare falsi documenti di identità validi per tutta l’area Shengen, di fornire materiale di interesse logistico, di reperire fondi e di fornire aiuto ai 'fratellì ricercati dalle varie autorità giudiziarie».

Le indagini dei Carabinieri del Ros di Bari, coordinate dalla Dda, hanno consentito di accertare l’esistenza, ad Andria, di due «strutture logistiche dove avveniva l’attività di indottrinamento e di addestramento finalizzata al reclutamento di aspiranti martiri": un call center ritenuto "luogo di proselitismo estremista e di collegamento ideologico con i gruppi jihadisti operanti nelle varie zone del mondo, nonchè di apprendimento delle tecniche di addestramento e di uso delle armi», e la moschea che «non era semplicemente un luogo di preghiera, ma un vero e proprio centro di indottrinamento e rifugio per gli appartenenti al gruppo, quasi tutti clandestini».


I giudici hanno riconosciuto, quindi, la «presenza ad Andria di un gruppo religioso capeggiato dall’imputato Hosni Hachemi Ben Hassen, Imam della locale moschea e risultato pienamente aderente alla causa promossa da Al Qaeda. Di detto gruppo erano risultati far parte diversi militanti jihadisti che da contesti di emarginazione sociale erano stati progressivamente condotti, attraverso un processo di radicalizzazione, sino alla prassi terroristica». 

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