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Nel Gallipolino la partita è ormai persa. Il panorama aereo lì è cambiato in maniera radicale: gli uliveti è come se fossero stati devastati dalle fiamme

ulivi colpiti da xylella

di MARCO MANGANO

La Xylella tinge di giallo Avetrana. Opinione pubblica divisa fra chi sostiene che la maledetta batteriosi - che condanna a morte gli ulivi pugliesi - abbia già bussato alle porte del centro tarantino e chi, al contrario, si affretta a dire che un ramo secco non prova l’arrivo della patologia.
Facciamo un po’ d’ordine: senza alcun dubbio, il fatto che qualche foglia di un albero si secchi non autorizza nessuno a lanciare allarmi, ma è pur vero che l’ottimismo non può e non deve farla da padrone. Le analisi di laboratorio restano l’unico strumento attraverso cui giungere a certezze. A riprova di ciò, il presidente del Consorzio Dop «Terra d'Otranto», Giovanni Melcarne, scende in campo: «Chiediamo che su questa questione sia fatta chiarezza da parte delle autorità competenti, attraverso dei campionamenti e le relative analisi degli ulivi oggetto dei servizi giornalistici del 15 e del 16 gennaio 2016, al fine di verificare con certezza la presenza o meno del batterio sul territorio tarantino. Arrivati a questo punto ci è sembrato nostro dovere inviare con urgenza una mail a mezzo pec, ai dirigenti del Servizio fitosanitario della Regione Puglia, contenente la richiesta formale di campionamento delle piante oggetto dei servizi giornalistici». «Le aziende del consorzio - si legge ancora nella nota - sono estremamente preoccupate dalla eventuale presenza del batterio, per la prima volta, nella provincia di Taranto, perché significherebbe che il patogeno sta continuando la corsa verso Nord e, quindi, è sempre più concreto il rischio di perdere il patrimonio olivicolo con le sue produzioni di oli extravergini pregiati, che hanno fatto conoscere il nostro territorio in tutto il mondo».

Ma diamo un’occhiata alla situazione della Puglia: ci sono alcune aree in cui la batteriosi ha aggredito senza pietà gli ulivi. Si pensi al Gallipolino, dove la partita è ormai persa. Il panorama aereo lì è cambiato in maniera radicale: gli uliveti è come se fossero stati devastati dalle fiamme. Il verde ha ceduto il passo al marrone.
Nel Brindisino la situazione è diversa: la partita non è persa, ma bisogna giocarla con determinazione. L’avanzata della patologia si rivela più veloce di quanto si prevedesse: in poco tempo è arrivata a Brindisi. Ora, con lo stop ordinato dalla Procura di Lecce agli sradicamenti voluti dall’Ue e previsti nel piano Silletti, la situazione è diventata incontrollabile, nonostante qualcuno garantisca l’assenza dell’emergenza. Ci chiediamo cosa sarebbe accaduto se, invece, ci fosse stata. Ora gli Usa danno l’allerta: «La patologia aggredirà tutta l’Italia». E, a questo punto, c’è il rischio - per nulla remoto - che gli italioti vengano bollati come untori da tutto il pianeta. L’emergenza non è più ristretta alla Puglia, né all’Italia ma all’intero globo.

Non si dimentichi che quando il generale Silletti redasse il primo piano, i focolai nella regione erano sei. In pochi mesi sono diventati decine. Il batterio ha attaccato il mirto, pianta cardine della meravigliosa macchia mediterranea.
Ma restiamo nel Brindisino: a Fasano e a Carovigno alcuni agricoltori avrebbero tagliato i rami secchi per evitare le analisi. Una maniera suicida di affrontare la questione. Un metodo che mette a repentaglio altre aree.
Nel Nord Barese, così come nella Bat, per fortuna non sono stati individuati focolai sebbene i timori che la batteriosi arrivi non siano infondati. Se la Xylella sbarcasse in quei «salotti olivicoli», sarebbe la fine per la nostra olivicoltura di alta qualità.
E veniamo al fronte comunitario: dopo l’invio della lettera di messa in mora con la quale Bruxelles bacchetta l’Italia per non aver dato esecuzione alle misure del piano Silletti, potrebbe essere avviata la procedura d’infrazione. Sarebbe un colpo devastante per l’intera regione. Verrebbe ordinato lo stop alla movimentazione di tutto il made in Puglia agrolimentare. Una sorta di condanna della regione al «carcere duro».

Bruxelles non intende in alcun modo giustificare il mancato rispetto della sua volontà, a partire dallo stop agli sradicamenti delle piante colpite dal batterio. I ricorsi al Tar e i provvedimenti della Procura di Lecce non sarebbero nemmeno presi in considerazione.

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Commenti all'articolo

  • RobinHood

    RobinHood

    18 Gennaio 2016 - 18:56

    Purtroppo il Salento si è dimostrato incapace di prendere decisioni serie e dolorose. Mezzo Salento da la colpa a misteriosi untori "baresi", l'altra metà vuole guarire dalla xylella con la danza della pioggia. Questo male non è attualmente curabile e l'unica è creare una fascia di difesa per il resto degli ulivi del paese. Ma forse il salento questo vuole.

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