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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Trivelle nello Jonio due via libera alla Shell

di GIUSEPPE ARMENISE
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BARI - La battaglia a distanza sulle politiche (inesistenti) energetiche nazionali continua a riservare colpi a sensazione. Sembrava che i sei referendum abrogativi proposti per iniziativa di ben dieci regioni italiane, con la Basilicata capofila, potessero rappresentare l’occasione per una pausa di riflessione sulle ricerche petrolifere in mare in attesa dei giudizi di ammissibilità da parte di Corte di Cassazione prima e Corte costituzionale dopo. E invece, ecco che lo schiacciasassi-Renzi, ormai determinato a perseguire i suoi obiettivi comunque e ad ogni costo sia che si tratti di riforme, sia si tratti di combustibili fossili, si rimette in moto.

Il 13 ottobre, infatti, risulta agli atti che il governo nazionale, per mezzo degli uffici delegati del ministero alla Tutela dell’Ambiente abbia rilasciato parere favorevole di Valutazione d’impatto ambientale all’attivazione di due nuove attività di ricerca per la trivellazione e la successiva estrazione di petrolio nel mare Ionio. E questo, nonostante gli evidentemente inascoltati pareri contrari delle regioni Basilicata e Puglia, di numerosi comuni rivieraschi, della Ola) Organizzazione lucana ambientalista) e di altre associazioni ambientaliste. Stavolta la multinazionale beneficiaria è la Shell. «Le istanze - specificano dalla Ola in una nota di denuncia - sono la d73 F.RSH (vedi DEC VIA) e la d74 F.R- SH (vedi DEC VIA). Il governo Renzi, forte anche della revisione del Titolo V, votato in Senato la scorsa settimana, non sente dunque le ragioni dei territori e autorizza le ricerche di idrocarburi della Shell a poca distanza dalle coste lucane, pugliesi calabresi».

La recentissima modifica del titolo V della Costituzione, ovvero la parte della Carta riguardante l’attribuzione di competenze e l’individuazione di competenze concorrenti tra Regioni e Stato centrale, annulla di fatto, inmateria di energia, anche solo la facoltà di esprimersi alle Regioni. Una sorta di anticipazione della definitiva approvazione della modifica alla Costituzione giacché, sia pure per un mero passaggio di carattere formale, l’ultima revisione approvata dal Senato qualche giorno fa, diventerà definitiva solo dopo un ulteriore passaggio da Montecitorio e palazzo Madama. Secondo la Ola, «quanto sta accadendo è solo l’inizio, purtroppo, di quanto potrà accadere in futuro con la petrolizzazione dell'intera regione. Dimostra che, da solo, il referendum proposto dalle 10 Regioni sull’abolizione di parte dell’articolo 38 della legge sblocca Italia e delle norme del decreto sviluppo non sono sufficienti.
Contro i due provvedimenti del ministero dell'ambiente, che autorizzano la Shell ad effettuare ricerche di idrocarburi nel mar Jonio è possibile ricorrere al Tar - è scritto nei decreti Via del ministero dell’Ambiente - entro 30 giorni» (quindi entro il 13 novembre).

Un nuovo banco di prova, insomma, quello dell’eventuale ricorso al Tar, per capire chi è realmente interessato alla battaglia No Triv e chi invece ha effettuato solo operazioni di facciata. Non è secondario, nella soluzione di questo enigma, il clima politico-istitusionale venutosi a creare già a pochi giorni dall’iniziativa referendaria, nel quale è saltato il vertice delle Regioni ricorrenti in programma a Pescara. Peraltro, tanto la capofila Basilicata, quanto la Campania, entrambe Regioni con presidenti che si stanno a poco a poco riallineando con la politica del leader del Pd, Renzi sembrano sfilarsi con diverse motivazioni, e operando i «distinguo» del caso, dal fronte del No.

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