Martedì 09 Marzo 2021 | 05:52

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di Mimmo Mazza

TARANTO - Il governo Renzi non molla la presa sull’Ilva e difende l’ultimo decreto, l’ottavo, in forza del quale, malgrado il pressing della magistratura, l’azienda sta utilizzando l’altoforno 2, l’impianto nel quale si verificò l’incidente costato la vita, lo scorso 12 giugno, al giovane operaio Alessandro Morricella.«Con l’adozione di quel decreto - ha spiegato ieri il sottosegretario allo Sviluppo Economico Simona Vicari, alla Camera dei Deputati, davanti alle Commissioni VI e X della Camera riunite in sede referente - il Governo è intervenuto in una situazione complessa ed articolata a causa delle molteplici esigenze di natura pubblicistica da salvaguardare e bilanciare e degli interessi legati ad un territorio e ad una realtà industriale che costituisce un polo di interesse strategico nazionale per il nostro Paese ed una componente essenziale dell’intera produzione di acciaio europea. Come è noto, il decesso di un giovane lavoratore dell’Ilva aveva causato l’adozione di un provvedimento di sequestro preventivo dell’altoforno 2, la cui fermata avrebbe comportato la chiusura dell’intera Ilva».

«Per ragioni tecniche di sicurezza, un impianto siderurgico quale quello in questione - ha spiegato il sottosegretario - non può marciare in condizioni di assoluta sicurezza con un solo altoforno, ai fini del rispetto dei limiti in materia di emissioni ambientali. In tale scenario era forte la preoccupazione del Governo poiché, da un lato, era necessario evitare l’arresto della produttività di un’azienda di interesse strategico nazionale, che occupa circa 12.000 dipendenti, oltre l’indotto (al momento, circa 3000 unità), e, dall’altra, occorreva assicurare la tutela dell’interesse posto a base dei provvedimenti della magistratura ovvero che la continuazione della produzione avvenisse in maniera compatibile con la salvaguardia della tutela dei lavoratori e la sicurezza dei luoghi di svolgimento delle loro prestazioni. La norma - ha concluso la Vicari - ha operato tale bilanciamento di interessi attraverso l'ampliamento della sfera di operatività di una norma già esistente nel sistema, e, in tal modo, ha accordato all’impresa la facoltà d’uso dell’impianto, che tuttavia resta sequestrato e nella disponibilità dell’Autorità giudiziaria». Oggi alle ore 14, le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera svolgeranno l’audizione dei Commissari straordinari dell’Ilva, Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi, in merito all’attuazione del Piano industriale dell’Ilva e alle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza.

Anche i sindacati prendono posizione dopo il verbale con il quale il custode giudiziario Barbara Valenzano ha ordinato lo spegnimento dell’altoforno 2. «No al caos istituzionale» scrive il segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, in una lettera aperta inviata al premier Renzi e ai ministri Galletti, Poletti e Guidi.

«Il malessere diffuso tra i lavoratori – osserva Talò – è tale, che in mancanza di una manifesta determinazione dell’esecutivo che si è assunto, attraverso la legge, l'inviolabile onere di tracciare la via d’uscita da questo pericoloso impasse, ci adopereremo inevitabilmente a manifestare presso le sedi in indirizzo con ognuno e per i diritti di ciascuno». Secondo il sindacalista «appare evidente, da quanto nostro malgrado si evince, che otto dispositivi di legge non sono bastati ad assicurare un percorso, seppur faticoso, di ritorno alla normalità di una città e di una fabbrica, così come definita strategica e di interesse nazionalè. Un percorso di ritorno al diritto, cui lavoratori e cittadini da anni auspicano».

Oggi, infine, vertice in Procura generale a Lecce dei magistrati per fare il punto della situazione.

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