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LECCE - «Ai metodi chimici devono essere preferiti metodi biologici sostenibili, mezzi fisici e altri metodi non chimici se consentono un adeguato controllo degli organismi nocivi». La Commissione europea risponde così alla lettera aperta sull’emergenza-ulivi nel Salento inviata dalla Lega contro i tumori di Lecce lo scorso aprile. Lettera nella quale l’associazione guidata dall’oncologo Giuseppe Serravezza esprimeva preoccupazione e richiamava l’attenzione sul fatto che «adottare strategie a base di fitofarmaci per contrastare il disseccamento rapido degli ulivi è una decisione dalle conseguenze altamente impattanti su ambiente e salute, conseguenze che l’epidemiologia dei prossimi decenni non mancherà purtroppo di re gistrare».

Da Bruxelles, la Direzione generale della salute e della sicurezza alimentare riconosce e concorda, dunque, sui rischi per le popolazioni derivanti dall’uso di fitofarmaci e invita a preferire tecniche di protezione agronomiche sostenibili.
«Nell’assumere tale decisione - scrive alla Lilt Michael Flüh, direttore dell’area Sicurezza alimentare della Commissione europea - vanno considerate tutte le misure precauzionali». E aggiunge: «L’eventuale applicazione combinata, ove necessario, di prodotti biologici e chimici va verificata a livello regionale a causa della specificità dell’ecosistema agricolo e va associata alle adeguate pratiche agronomiche tese a ridurre la presenza della popolazione vettore».

Occorre pertanto, sottolinea ancora Flüh, «valutare e privilegiare l’efficacia delle tecniche di protezione, compresa l’eventuale applicazione combinata di opportune pratiche agronomiche e l’utilizzo di prodotti biologici e/o chimici». Ma avverte: «I prodotti fitosanitari, compresi quelli biologici, devono essere autorizzati a livello nazionale». La lettera si conclude quindi con un auspicio: «Confido che le competenti autorità italiane - scrive Flüh, incaricato commissario europeo Andriukaitis - individueranno le misure fitosanitarie integrate più opportune per controllare la popolazione di insetti e prevenire l’ulteriore diffusione del batterio, senza mettere a rischio la salute dei cittadini e l’ambiente».

Dalla Lilt, l’oncologo Serravezza si dice molto soddisfatto per la posizione espressa dall’Ue. «La Commissione Europea - sottolinea il medico - parla di ricorso ai metodi chimici solo come estrema ratio, una presa di posizione che è anni luce lontana da quanto previsto, ad oggi, dal Piano Silletti».
L’oncologo non nasconde poi il rammarico per il «silenzio» delle altre istituzioni - Regione Puglia, commissario straordinario per l’emergenza Xylella Giuseppe Silletti, Ministeri della Salute e dell’Ambiente - cui era indirizzata la lettera aperta della Lilt. «Rimane lo sconcerto – dice Serravezza - per l’assenza di dialogo e per la totale chiusura dei governi locali e centrali, che neppure trovano il tempo e le occasioni per ascoltare e prendere in considerazione le legittime istanze di precauzione e di cautela per la salute». Sul problema dei pesticidi si esprimerà prossimamente anche il Tar del Lazio chiamato a valutare il ricorso presentato dalla Lilt di Lecce e da altre associazioni salentine. L’udienza è fissata per il 16 dicembre.

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