Martedì 22 Gennaio 2019 | 18:09

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di PINO PERCIANTE

ROTONDA - Non si spengono le polemiche dopo la riattivazione della centrale a biomasse del Mercure da parte del Consiglio dei ministri. Palazzo Chigi si è dovuto esprimere a causa del mancato accordo nelle varie conferenze di servizi che si sono susseguite sulla vicenda, fonte di tante divisioni nelle comunità locali. Sul fronte del si c’è da sempre il sindaco di Castelluccio Inferiore Roberto Giordano.

«L’impianto darà impulso allo sviluppo non solo del Mercure ma dell’intero Lagonegrese – sottolinea - da non dimenticare che l’accordo prevede circa 150 posti di lavoro, 40 direttamente da Enel e un centinaio nell’indotto. Le compensazioni poi sono importanti per i nostri bilanci e perché serviranno anche a ridurre la pressione fiscale su imprese e cittadini».
Sul fronte del no la tesi è tutt’altra: “Una centrale a biomasse da 35 megawatt nel parco del Pollino è inevitabilmente destinata ad avere pesanti ripercussioni sull’ambiente e sulla salute – sostengono da sempre i comuni di Rotonda e Viggianello – e finirà col seppellire definitivamente l’agricoltura e il turismo».

Parole forti, ma in realtà la riconversione della struttura (nel comune calabrese di Laino Borgo ma ai confini con la Basilicata) ha passato tutti gli esami autorizzativi e ambientali, anche se ad una velocità più lenta del perdurare dei lavori sulla Salerno –Reggio Calabria. «Siamo felici che il Governo abbia risolto una volta per tutte l’annosa vicenda – è il commento entusiasta del comitato pro centrale - ridare forza a questo impianto significa dire basta alla burocrazia, ripartire con il lavoro e dare speranza a un'area flagellata dalla disoccupazione. Nei sei mesi di funzionamento, la centrale ha dimostrato di non avere alcuna influenza sull'ambiente e sulla salute e ha rimesso in moto un'economia locale virtuosa. Solo la burocrazia era riuscita a fermarla. Ora – conclude il comitato - occorre ripartire alla svelta e sperare che la Regione Calabria, come ha sempre fatto, proceda anche questa volta a rilasciare rapidamente l'autorizzazione definitiva».

I dati forniti da Enel sul rifornimento delle biomasse e sul trasporto non hanno mai convinto gli ecologisti, ma l’impianto (la cui riconversione è costata circa 70 milioni) sembra avere tutte le carte in regola. Battaglia ormai persa per gli ambientalisti? Neanche per sogno: «La mobilitazione si fa ancora più accesa – precisa Ferdinando Laghi , uno degli animatori della rete di opposizione - il provvedimento del Consiglio dei ministri è l’ennesima ingerenza del governo rispetto alla volontà del territorio, ma la battaglia tecnica e legale è ancora tutta da combattere». Una vittoria, però, sarà difficile. Il via libera del Consiglio dei ministri è un segnale fin troppo chiaro della volontà della politica di rimettere in esercizio la centrale. Nell’immediato della decisione presa dal Consiglio dei ministri si è aggiunto in totale dissenso il Movimento 5 stelle, ma il fronte dei contrari potrebbe allargarsi riprendendo le tante frange del malcontento che si sono manifestate in passato tra gli ambientalisti. Favorevoli alla riapertura si dicono i sindacati ma anche in questo caso il fronte di quelli che potremmo definire come i possibilisti andrà di sicuro a crescere nelle prossime ore. Situazione, dunque, in movimento per quanto riguarda opinioni, giudizi e prese di posizione ma l’atto del governo sembra non avere margini di riconsiderazione e si prevede di far ripartire la centrale in tempi brevi.

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