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di ALESSANDRA CAVALLARO

«Noi sentiamo ma non ascoltiamo, guardiamo ma non vediamo» . Ha detto proprio così, poi ha aperto la mano che conteneva duecento euro e ha consegnato il denaro ad una volontaria dell’Unicef di Taranto. E’ un gesto che colpisce in un momento di crisi, ma lo stupore diventa doppio se il dono arriva dalle mani callose di uomo di origine romena, da qualche anno in Puglia.

«Non dovremmo meravigliarci, però accade» ammette la presidente del comitato provinciale dell’Unicef, Anna Maria Petrera, che racconta la notizia. «Così come accade anche che la stampa riporti cose negative su alcune etnie, notizie poi risultate non vere. La verità è che non dobbiamo più stupirci di gesti come questo, dobbiamo uscire dagli schemi mentali con i quali conviviamo ogni giorno».

Chi era presente l’altro giorno nella sede dell’Unicef di via Dante, ammette, però, di aver avuto un momento d’impasse. Un attimo di perplessità. E questo perché capita spesso che ad affacciarsi al comitato provinciale siano persone in difficoltà che hanno bisogno di un sostegno, soprattutto economico, o di un lavoro (Sì, esiste una categoria umana così disperata da chiedere un lavoro persino ad un’organizzazione che si occupa soprattutto dei diritti dell’infanzia).

Ma questa volta chi ha bussato alla porta dell’Unicef, voleva dare e non ricevere. L’uomo ha visto lo spot della raccolta fondi “Emergenza Terremoto Nepal”, e non ci ha pensato due volte. Si è recato in sede e ha fatto la sua donazione. Riportano i volontari dell’Unicef di Taranto: «Ci ha detto che guadagna circa 700 euro al mese, e da come era vestito ci sembrava un operaio edile. E ha aggiunto anche che ha tutto quello che gli serve, una piccola macchina ad esempio, e un letto dove dormire. Dunque può permettersi di donare 200 euro ai bambini in difficoltà». Ma non è solo questo ad aver colpito i volontari.

Il suo gesto conteneva una postilla. Continuano nel racconto: «Ci ha detto anche che “quando doni il Signore ti ridà tutto e anche di più”. Siamo rimasti senza parole». In silenzio davanti all’insegnamento di un operaio rumeno, ispirato “dall’alto”. Nient’altro che segni, che transitano per il canale terreno. E’ il miracolo si compie in un normalissimo pomeriggio di maggio: la famiglia Unicef resta muta ad ascoltare la forza empatica di un gesto pieno di grazia.

«Il pregiudizio è la nostra tomba. – dice ancora la presidente che era presente quando è avvenuta la donazione – E questo andrebbe spiegato anche ai politici». Ancora una precisazione. «Ci capita – aggiunge infine Anna Maria Petrera – che la beneficenza venga fatta da persone che hanno davvero poco. Qualche settimana fa è venuta da noi una signora anziana che vive di pensione, 610 euro al mese, e ha donato cinquanta euro. Esempi per dimostrare che non conta da dove vieni, ma che cuore hai». Storie di ordinaria umanità dalla terra dei veleni.

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