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Mediterraneo: si sono estinte 15 specie di squali predatori

squalo biancoROMA - «La situazione in Mediterraneo per i grandi squali predatori è ormai critica: su 20 specie analizzate delle oltre 80 presenti, 15 risultano ecologicamente estinte». Cosa significa 'ecologicamente estintè? Quando un animale è tanto vicino alla totale estinzione da essere incapace di espletare il suo ruolo, in questo caso di predatore dell'ecosistema marino.
L'allarme squali arriva da Francesco Ferretti, ricercatore all'Università Dalhousie di Halifax, in Canada, che fornisce all'Ansa qualche anticipazione di uno studio ancora in corso. «Stiamo conducendo un'analisi sull'abbondanza di popolazioni di squali nel Mediterraneo, per valutare il loro ruolo nell'ecosistema marino» afferma Ferretti. Lo studio canadese considera «diverse serie storiche, dalle catture agli avvistamenti, fino ai dati dalle tonnare, per valutare l'abbondanza di 20 predatori con una taglia massima maggiore di due metri come squalo bianco, squalo grigio e specie simili, mako, smeriglio, capo piatto, squalo toro, tre specie di squalo martello e squali volpe».
Cosa emerge? «Mentre 15 specie sono ecologicamente estinte - spiega Ferretti cinque sono risultate presenti nei nostri dati in maniera sufficiente per poter essere analizzate, ma con un declino superiore al 90%». Le 5 specie sono verdesca, squalo volpe, squalo martello, smeriglio e mako. «Il più a rischio estinzione di quelli rimasti, è lo squalo martello - afferma lo studioso - seguito da smeriglio e mako». Quando è cominciato il crollo delle specie? «Tra la fine dell'800 e inizi del '900 - spiega Ferretti - infatti probabilmente queste cinque specie sono 'sfuggitè alla pesca costiera perchè grandi migratori, ma quando la pesca alla fine degli anni '70 è diventata pelagica, cioè in mare aperto, è cominciato il crollo delle popolazioni. Ad esempio lo squalo martello, che registra grandi cadute agli inizi degli anni '80». La squadra di ricercatori, composta da Francesco Ferretti, Ransom A. Myers, Heike Lotze e Fabrizio Serena, è rimasta «impressionata dalla diminuzione evidente nel giro di due secoli della presenza di squali - afferma Ferretti - che per il Mediterraneo costituiscono una parte di predatori essenziali per l'ecosistema. Questo provoca squilibri che potrebbero essere negativi anche per gli stessi pescatori».
Squali e razze sono «popolazioni sensibili alla pesca eccessiva, sia come specie bersaglio che come cattura accidentale - spiega Ferretti - hanno una crescita lenta, producono pochi piccoli alla volta». E il trend della pesca non sembra arrestarsi: «in Spagna negli ultimi decenni chi pescava pescispada ha cambiato bersaglio aggiunge il ricercatore - e ora pesca anche mako e verdesca». In Italia? «Dalle analisi nell'Arcipelago toscano sui dati della pesca a strascico relativi alle specie prelevate dal fondo, senza contare grandi predatori, la metà di squali e razze storicamente abbondanti nelle catture delle marinerie locali è sparita spiega Ferretti - qui venivano pescati palombi, spinaroli, gattopardi, grandi razze e squadri: questi ultimi venivano utilizzati in passato dai falegnami per fare la carta vetrata». Il rischio, secondo gli studiosi, è che si incorra in squilibri ecosistemici più o meno drammatici come è già successo nella costa orientale degli Stati Uniti, dove la pesca eccessiva di grandi squali è stata responsabile del collasso di una delle più importanti e storiche attività estrattive del North Carolina, la pesca delle capesante locali (Bay Scallops). Una volta eliminati i predatori infatti, si è verificata l'esplosione di una specie di aquila di mare che si ciba di questi bivalvi.

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