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La Xylella avanza a Oria già colpiti 40 ettari di uliveti Formazione per forestali

di DANIELA PASTORE
LECCE - Non si ferma la corsa implacabile verso Nord di Xylella fastidiosa. A dare ora non pochi grattacapi è il focolaio di Oria. Ad aver contratto il batterio nel Brindisino non sono infatti poche decine di piante ma circa 40 ettari di uliveto, almeno 4mila alberi. Un focolaio pericolosissimo perché posto al confine con la provincia di Taranto. Lo sconfinamento nella terza provincia pugliese del minuscolo sicario responsabile della morìa degli ulivi renderebbe ancora più indifendibile la posizione dell’Italia, che ha già ricevuto il cartellino giallo dall’Unione europea
La Xylella avanza a Oria già colpiti 40 ettari di uliveti Formazione per forestali
di Daniela Pastore

LECCE - Non si ferma la corsa implacabile verso Nord di Xylella fastidiosa. A dare ora non pochi grattacapi è il focolaio di Oria. Ad aver contratto il batterio nel Brindisino non sono infatti poche decine di piante ma circa 40 ettari di uliveto, almeno 4mila alberi. Un focolaio pericolosissimo perché posto al confine con la provincia di Taranto. Lo sconfinamento nella terza provincia pugliese del minuscolo sicario responsabile della morìa degli ulivi renderebbe ancora più indifendibile la posizione dell’Italia, che ha già ricevuto il cartellino giallo dall’Unione europea.

Ma i tempi della melina sono finiti e l’Europa chiede azioni immediate. Va infatti sottolineato che il problema del rilevamento del patogeno nel Salento viaggia su un binario diverso rispetto alla problematica del complesso del disseccamento rapido degli ulivi. All’Europa, di sapere se il patogeno uccida o meno la foresta verde di Puglia, se compia il suo lavoro impietoso da solo o con la collaborazione di funghi e parassiti, non interessa un bel niente. Questo sarà compito della ricerca e di chi ha la responsabilità di dare una continuità al patrimonio olivicolo regionale.

All’Ue, detto in modo spicciolo, interessa solo che l’untore Xylella non si diffonda in Europa. «È un patogeno da quarantena ben conosciuto bel mondo - ha spiegato Donato Boscia, del Cnr di Bari, nel focus group organizzato da Coldiretti Lecce - e la sua presenza avvia automaticamente un protocollo di interventi, perché la sua pericolosità è ben conosciuta e attestata da ampia letteratura scientifica». Eradicazioni e restrizioni della movimentazione vegetale dei vivai appaiono dunque inevitabili. Nei prossimi giorni mister Harris, della Dg Sanco, l’organismo della Commissione europea a cui è affidata la vicenda Xylella, scriverà la nuova decisione europea alla luce del rapporto redatto dall’Efsa (scelto come consulente super partes). E c’è da giurare che sarà una decisione da lacrime e sangue. Piaccia o meno, dovranno cadere sul fronte migliaia di alberi. Una fascia di eradicazione che precederà la zona cuscinetto, che a sua volta precederà il cordone fitosanitario. E sulla fascia di eradicazione si scatenerà inevitabilmente il dibattito e le ire degli ambientalisti nei prossimi giorni. L’Ue ha infatti giudicato risibile l’ampiezza proposta dall’Italia di un chilometro e mira ai 15 chilometri. Ma a partire da dove? Il focolaio di Oria sposterà più a Nord le ruspe, rispetto all’attuale fascia, prevista nel Leccese all’altezza di Trepuzzi? La fascia di eradicazione dovrebbe essere infatti realizzata sulla linea più estrema dell’infezione. Ma con Xylella che galoppa sembra essere un inseguimento ad oltranza. Di certo, la situazione è diventata davvero drammatica. Un focolaio di circa 8mila ettari nel 2013 si è esteso in poco meno di due anni per migliaia di ettari, condannando un milione di ulivi (stima per difetto). Un vero dramma al quale bisogna mettere subito mano, sperando che non sia già troppo tardi.

Intanto nei prossimi giorni verrà depositato nella Procura di Lecce un resoconto dei consulenti, due docenti universitari di Firenze e un agronomo di Lecce, chiamati dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone per indagare sulle modalità di introduzione del batterio e valutare l’adeguatezza delle misure messe in atto per contrastarne la diffusione.

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