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di GIUSEPPE DIMICCOLI
BARLETTA - Un’odissea. Una battaglia contro una malattia rara e contro la Asl di Barletta Andria Trani (nella foto, la sede) che «si ostina a non coprire le spese mediche». Una donna che potrebbe ricevere ulteriori e gravi ripercussioni. Insomma una situazione che merita attenzione. Massima. A raccontare i particolari di questa triste vicenda gli avvocati Roberto Cao, del foro di Cagliari, e Francesco Mazzola, di Trani
Ha una malattia rara «L'Asl autorizzi le cure per la nostra cliente»
di Giuseppe Dimiccoli

BARLETTA - Un’odissea. Una battaglia contro una malattia rara e contro la Asl di Barletta Andria Trani che «si ostina a non coprire le spese mediche». Una donna che potrebbe ricevere ulteriori e gravi ripercussioni. Insomma una situazione che merita attenzione. Massima. A raccontare i particolari di questa triste vicenda gli avvocati Roberto Cao, del foro di Cagliari, e Francesco Mazzola, di Trani, rappresentati legali della donna barlettana affetta da questa malattia che per ovvie ragioni non citiamo. Lei ha già speso circa novantamila euro. Ma ora i soldi sono finiti.«La signora è gravemente malata essendole stata diagnosticata la Mcs ovvero sensibilità chimica multipla e la sindrome da stanchezza cronica associata ad elettrosensibilità», scrivono gli avvocati.

«Chi è colpito da tale patologia deve stare assolutamente lontano da tali fonti d'inquinamento, conducendo una vita totalmente ritirata con evidenti ripercussioni depressive e le patologie sono state diagnosticate dal prof. Giuseppe Genovesi dell'Umberto I di Roma, referente per il Lazio per la diagnosi e cura della Mcs - hanno proseguito gli avvocati -. La Mcs pur essendo riconosciuta in molte nazioni del mondo (Germania, Spagna, Austria, Danimarca) non è riconosciuta in Italia dal Servizio Sanitario Nazionale, pur giacendo in Parlamento ben due disegni di legge per il suo riconoscimento ma a livello regionale, peraltro, la patologia è riconosciuta da alcune regioni, come la Puglia».

«La nostra cliente, difatti, ha trovato grande giovamento dalla immunosensibilizzazione a basso dosaggio, praticata presso il Breakspear Hospital di Londra, pagando di tasca propria le relative spese, circa 90mila euro in pochi anni - hanno continuato gli avvocati -. Pertanto, avendo esaurito le proprie disponibilità finanziarie ed essendosi autoridotta le indispensabili cure (i cui benefici sono stati accertati e certificati dallo stesso prof. Genovesi), ha fatto istanza alla Asl Bt affinché tali spese fossero coperte dal Servizio sanitario regionale».

«È opportuno sapere che, in almeno due casi, la Regione Puglia aveva già autorizzato malati di Mcs al trattamento presso il Breakspear con la maggior parte delle spese a carico della Regione. Sennonchè, la Asl Bt si è rifiutata illegittimamente di autorizzare le cure all'estero della nostra cliente sostenendo l'esistenza di analoghi centri di cura in Italia, tra cui - ironia del tutto involontaria - quello del professor Genovesi che consigliava proprio le cure al Breakspear in ragione dei grandi miglioramenti ottenuti - hanno evidenziato gli avvocati -. La nostra cliente ha presentato due distinti ricorsi d'urgenza ma entrambi, purtroppo, nonostante numerosi precedenti favorevoli - anche di Tribunali pugliesi - non sono stati accolti. In particolare, il secondo ricorso è stato rigettato con condanna alle spese della cliente, la quale è dunque tenuta a pagare la somma di euro 1.200 oltre oneri alla Asl Bt, la quale ha sostenuto nella propria difesa che la ricorrente ingolfasse "il carico giudiziario con iniziative il cui esito appare già segnalato" per cui "probabilmente una condanna al pagamento delle spese di lite potrebbe servire da deterrente in futuro"».

«La nostra cliente è stata ulteriormente costretta a presentare due distinti reclami che verranno discussi entrambi il 13 gennaio e i giudici relatori sono gli stessi che hanno rigettato i ricorsi, stante il numero esiguo di magistrati della Sezione lavoro - hanno rimarcato gli avvocati -. Nonostante la grandissima fiducia nel lavoro della magistratura, si ha timore di un risultato ulteriormente negativo che farebbe sprofondare nella più nera disperazione la nostra cliente in quanto sarà costretta ad abbandonare le cure sino ad ora eseguite all'estero, con una progressione fatale della sua patologia».

La conclusione di Cao e Mazzola: «La Asl Bt insiste, contro ogni evidenza nell'inesistenza della patologia, citando una deliberazione della Regione Veneto, successivamente smentita dal riconoscimento della stessa Mcs come patologia rara propria in questa ultima Regione».

twitter@peppedimiccoli

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