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Arte - Cento anni per «Les Demoiselles d'Avignon»

Arte - Cento anni per «Les Demoiselles d'Avignon»

Arte - Cento anni per «Les Demoiselles d'Avignon»

 

Venerdì 25 Maggio 2007, 13:55

15 Luglio 2025, 20:49

ROMA - «Les Demoiselles d'Avignon», le cinque ragazze del postribolo di Barcellona ritratte da Pablo Picasso in uno dei suoi dipinti più celebri, compiono cento anni. Un secolo trascorso senza intaccare la forza espressiva e innovatrice di questo olio su tela di cm 243,9 X 233,7, portato a termine nel luglio del 1907 e oggi conservato al MoMa di New York. Prima di approdare al celebre museo statunitense, le cinque prostitute del bordello spagnolo sito in Carrer de Avinyo fecero gridare allo scandalo quando Picasso le presentò, nel suo studio di Parigi, agli amici della cerchia di Montmartre: tra i più indignati vi fu Matisse che giudicò l'opera un oltraggio; il critico Fènèon gli consigliò di dedicarsi alle caricature; il collezionista russo Scukin ne parlò come della «rovina dell'arte francese»; la collezionista e scrittrice americana Stein paragonò l'opera a un vero cataclisma; Derain, addirittura, sostenne che, prima o poi, avrebbero trovato Picasso appeso a testa in giù.

Di questa cerchia, però, facevano parte anche Apolinnaire, Jacob e Salmon che coniarono il primo titolo dell'opera, «Le bordel philosophique», il bordello filosofico, dimostrando di aver compreso l'intento di Picasso, quello di dare vita, nell'opera, a una quarta dimensione mentale. L'altro titolo, quello definitivo, fu dato alla tela negli anni della Prima guerra mondiale. Il dipinto, comunque, era destinato a segnare una grande svolta nella storia dell'arte, non solo inaugurando la stagione cubista di Picasso, ma segnando l'intero movimento e il suo sviluppo iniziale in maniera indelebile. Dopo un lungo periodo di segregazione all'interno dello studio dell'artista, l'opera fu acquistata, nel 1920, dal collezionista Jacques Doucet, rimanendo sconosciuta al grande pubblico fino al 1925, quando venne riprodotta sulla pagine della «Rèvolution Surrèaliste» scatenando una grande curiosità e la sua successiva fortuna anche grazie al Moma di New York che la acquistò nel 1937.

In questa sua opera, Picasso raffigura una casa d'appuntamento popolata da cinque donne, ma grazie ai numerosi studi e schizzi preparatori realizzati dall'artista tra il 1906 e il 1907, del progetto iniziale si sa che prevedeva sette figure, cinque donne e due uomini (un marinaio e uno studente con un teschio in mano), con una natura morta composta di fiori, frutta e tendaggi. Successivamente, però, l'artista eliminò uomini e fiori, lasciando solo la frutta in primo piano e i nudi femminili. Molto si è dibattuto sulla possibile influenza che esercitò, sulla composizione dell'opera, la profonda conoscenza che Picasso aveva dell'opera di Cèzanne, in particolare del ciclo "Le grandi bagnanti", a cui sembra che l'artista spagnolo si sia ispirato per la figura in piedi a destra e per quella al centro, con le braccia ripiegate sulla testa. Se Cèzanne abbia ispirato o meno Picasso, questo non toglie la portata innovatrice di questa opera caratterizzata dalla completa abolizione di ogni prospettiva e profondità, dalla luce irreale e la presenza di una quarta dimensione mentale, dalle suggestioni tratte dalla scultura iberica e, nelle due figure di destra, dalle maschere rituali dell'Africa in voga all'epoca e delle quali Picasso era un grande appassionato. Corpi taglienti e spigolosi e volti stilizzati che molto devono all'incontro di Picasso con la scultura africana, capace di esprimere, mediante convenzioni figurative, concetti spirituali: un'arte della mente, quella africana, che come il Cubismo rappresenta ciò che di un oggetto si sa, non ciò che appare ai sensi. Suggestioni in grado di enfatizzare la visione notturna, magica e tragica della natura femminile, amata e odiata dall'artista. Ecco che il nudo in piedi appare sfaccettato, come intagliato in un tronco di legno; i visi presentano deformazioni grottesche, le teste sono fortemente modellate, con lunghi nasi stretti; tocchi di verde creano, nella donna in piedi, le striature tipiche delle maschere africane.

Ciò che costituisce la grande novità dell'opera, però, è l'annullamento di differenza tra pieni e vuoti e della separazione tra un corpo e un altro. Ignorando ogni legge anatomica, Picasso disegna su un volto frontale un naso di profilo, oppure teste che ruotano secondo angolazioni innaturali: è la svolta del Cubismo, per cui la rappresentazione tiene conto non solo di ciò che si vede in un solo istante, ma di tutta la percezione e conoscenza che l'artista ha del soggetto che rappresenta. D'altra parte, il Cubismo segna l'inizio della fine dell'arte occidentale e cioè del concetto di prospettiva, di armonia formale, di spazio-tempo geometrico e proporzionalismo, valori considerati segno di ipocrisia e incapaci di esprimere valori spirituali o morali.

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