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di MASSIMO BRANCATI
In comune hanno la passione per il volo. Le divide oltre un secolo di vita, ma c'è un filo che le lega lungo il quale scorre la stessa voglia di scoprire, di imparare, di sorprendere e sorprendersi. Ieri Amelia Earhart, la prima donna a sorvolare l'Atlantico con il suo velivolo, oggi Luciana De Fino, convinta sostenitrice dell'utilità multidisciplinare dei cosiddetti droni, mezzi volanti telecomandati
E' una giovane lucana la «regina» dei droni
di MASSIMO BRANCATI
In comune hanno la passione per il volo. Le divide oltre un secolo di vita, ma c'è un filo che le lega lungo il quale scorre la stessa voglia di scoprire, di imparare, di sorprendere e sorprendersi. Ieri Amelia Earhart, la prima donna a sorvolare l'Atlantico con il suo velivolo, oggi Luciana De Fino, convinta sostenitrice dell'utilità multidisciplinare dei cosiddetti droni, mezzi volanti telecomandati. Potentina, 32 anni, una laurea in Economia alla Bocconi di Milano (è specializzata in finanza per le operazioni straordinarie sul capitale), un diploma conseguito negli Stati Uniti e un altro in Italia, variegate esperienze aziendali, De Fino è tornata nella sua terra d'origine dove ha fondato l'azienda Airdrone, la cui sede si trova a Viggiano.

Un'emigrante di ritorno, si direbbe. Le chance per restare fuori non le mancano, così come gli impegni la portano spesso via dalla sua regione (è vice presidente nazionale del settore servizi innovativi e tecnologici di Confindustria), ma ha deciso di investire qui, di mettersi in gioco «in un territorio – dice – pieno di limiti ma anche di grandissime opportunità ». Ieri sera la giovane imprenditrice ha ricevuto il premio Donna Zonta 2014 nel corso di una cerimonia che si è svolta nella cappella dei Celestini, all'interno di palazzo Loffredo, di Potenza. L'associazione che dà il nome al riconoscimento – presieduta da Dina Russiello, segretaria Lucia Pangaro – ha deciso di puntare su De Fino proprio per sottolineare il suo impegno «vincente » in un settore vicino a quello di Amelia Earhart, fondatrice dello Zonta Club International.

Da dove nasce l'interesse per il drone? «Sono molto incuriosita dalle nuove frontiere della tecnologia. Con la Spix, l'azienda di famiglia (il padre è l'imprenditore Maurizio De Fino, ndr), specializzata nella gestione di beni culturali e documentali, eravamo impegnati in un processo di sanificazione nel Veneto e ci rendemmo conto dell'effettiva efficacia dei droni. Il discorso è nato parlando con degli specialisti in seno a Confindustria. Sulla scia di quell'interesse abbiamo fondato la Airdrone Srl e, di riflesso, un'associazione nazionale che riunisce tutti gli operatori che lavorano in questo ambito in modo da rappresentare l'intera filiera».

I droni vengono spesso associati a operazioni militari. In quali applicazioni civili possono trovare sbocchi e produrre vantaggi? «Infinite applicazioni. Per il trasporto e la consegna di cose, per il telerilevamento e la sorveglianza, per l'analisi delle biodiversità. C'è anche un aspetto ludico da tenere in considerazione e, naturalmente, l'utilizzo per realizzare immagini suggestive dall'alto. Si tratta di apparecchi che se integrati con altre tecnologie sono in grado di darci informazioni di alto livello».

Questi velivoli radiocomandati potrebbero servire anche per scopi sanitari? «Perché no. È stato di recente candidato al finanziamento dell'Unione europea il drone del pronto soccorso, equipaggiato con un defibrillatore. L'apparecchio è in grado di raggiungere situazioni logistiche estreme per intervenire su pazienti in difficoltà».

Nonostante la sua giovane età, ha già un ricco bagaglio di esperienze lavorative. Avrebbe potuto restare a Milano per spendere il suo know-how forgiato da anni di studi e di specializzazioni.
Perché ha deciso di tornare in Basilicata? «Volevo riappropriarmi della mia terra e rientrare nell'azienda di famiglia che oggi assorbe il 70 per cento del mio tempo e del mio impegno. Sono convinta che anche qui, nella nostra terra, si possa fare impresa e creare sviluppo e occupazione. È un messaggio di speranza e di fiducia per i giovani lucani».

Si aspettava il premio Donna Zonta 2014? «Per me è una sorpresa!».
Secondo lei l'hanno premiata solo perché c'è un'analogia di fondo tra la sua attività e quella della fondatrice dell'associazione? «So che il club ha pensato a me con il desiderio di premiare il mio coraggio di mollare tutto e di rientrare in Basilicata. Qui i problemi non mancano e i limiti sono oggettivi, ma la nostra terra ha le potenzialità per risollevarsi e crescere. Bisogna crederci e avere delle idee da sviluppare».

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