«Passannante può tornare a Savoia di Lucania»

POTENZA - «Siamo favorevoli alla sepoltura di Giovanni Passannante nel cimitero di Savoia di Lucania (Potenza), ma siamo contro ogni forma di apologia o di esaltazione storica di questa figura, e di chi lo definisce eroe lucano al grido di santo subito»: lo ha detto stamani a Potenza il segretario nazionale dell'Umi (Unione monarchica italiana), Sergio Boschiero, nel corso di un incontro con i giornalisti.
Boschiero ha rivolto, in una lettera inviata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, un appello «per evitare l'esaltazione di figure come quelle di Passannante, in uno Stato italiano che non è nato da una Rivoluzione, e in cui si deve tener conto del ruolo della Monarchia».
Il cranio di Passannante, il lucano che il 17 novembre 1878 cercò di uccidere il re Umberto primo, è esposto nel Museo criminologico di Roma. L'attore Ulderico Pesce ha annunciato di aver cominciato "uno sciopero della fame, per protestare contro la mancanza di chiarezza e trasparenza sulla sepoltura" da parte del sindaco di Savoia di Lucania, Rosina Ricciardi.

Nella vicenda di Passannante ci sono, secondo Boschiero, alcuni falsi storici da sfatare, tra cui il cambio di nome in Savoia di Lucana del comune di Salvia, che «non è stato imposto dal re, il quale ha solo messo il sigillo ad una volontà della popolazione, forse spinta dalla vergogna per un gesto così vile».
Boschiero ha elencato ai giornalisti «tutta una serie di falsità che è opportuno conoscere», e lo ha fatto davanti a un ritratto di Umberto I, seduto ad un tavolo avvolto dalla bandiera italiana con lo stemma dei Savoia. Il segretario dell'Umi ha preso spunto dalla richiesta di finanziamento per un laboratorio teatrale e uno spettacolo sulla figura di Passannante che l'attore Ulderico Pesce sottopose alla Regione Basilicata nel 2002, in cui vengono riportate alcune notizie sulla vicenda del 1878.
Innanzitutto il coltello usato «non era arma di poco conto», ha spiegato Boschiero, visto che la ferita riportata dall'allora primo ministro Cairoli, che tentò di difendere il sovrano, «era profonda quattro centimetri e lunga tre». Il re, inoltre, commutò "la pena di morte - ha aggiunto il segretario dell'Umi - in ergastolo, e concesse la grazia a Passannante, oltre ad un vitalizio per la madre".
Pur riconoscendo «un eccesso di custodia carceraria nei confronti di Passannante», Boschiero ha ricordato che «ci si trovava pur sempre nell'Italia dell'Ottocento», in uno Stato «che però tutelava i suoi servitori, dai re ai magistrati, al contrario di quanto accade oggi nel nostro Paese, paragonando gli anarchici di allora alle Brigate rosse».
Su tutta la vicenda, ha precisato Boschiero, «non c'è stata mai nessuna violenza ideologica, anche se mi è parso che la popolazione di Savoia di Lucania - ha concluso il segretario dell'Umi - sia abbastanza apatica, quasi infastidita dal clamore, e non sembra esserci nessun coinvolgimento popolare».
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