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FOGGIA - E’ bastata la notizia che le fave di Carpino fossero in orbita con la prima astronauta italiana Samantha Cristoforetti ed è partito l’assalto. «Ci sono arrivate richieste da tutt’Italia - dice Maria Antonietta Di Viesti, presidente dell’associazione “Fava di Carpino” - il successo è tale che pensiamo a una grande festa della zuppa, da fare qui nel periodo natalizio, con i produttori degli altri legumi portati nella missione spaziale Futura». Anzitutto il cece nero della Murgia barese, l’altro “pugliese” prescelto. Il risultato di tanto interesse è che l’intero raccolto di fave di quest’anno, circa 30 quintali divisi fra cinque produttori garganici (la fava di Carpino è davvero un prodotto di nicchia) è andato esaurito
Assalto alle fave di Carpino già finito l’intero raccolto
di ANNA LANGONE

E’ bastata la notizia che le fave di Carpino fossero in orbita con la prima astronauta italiana Samantha Cristoforetti ed è partito l’assalto. «Ci sono arrivate richieste da tutt’Italia - dice Maria Antonietta Di Viesti, presidente dell’associazione “Fava di Carpino” - il successo è tale che pensiamo a una grande festa della zuppa, da fare qui nel periodo natalizio, con i produttori degli altri legumi portati nella missione spaziale Futura». Anzitutto il cece nero della Murgia barese, l’altro “pugliese” prescelto. Il risultato di tanto interesse è che l’intero raccolto di fave di quest’anno, circa 30 quintali divisi fra cinque produttori garganici (la fava di Carpino è davvero un prodotto di nicchia) è andato esaurito. Non è stato così in passato, perchè la coltivazione della fava, che non a caso è presidio Slow Food, costa davvero fatica.

«Dobbiamo seguire il disciplinare - spiega Maria Antonietta - c’è una procedura precisa, non si improvvisa nulla». Si parte dal seme, che deve essere acquistato da uno dei produttori storici. Dopo l’aratura (l’unica fase eseguita con un mezzo meccanico), c’è la semina. La mietitura è all’inizio dell’estate e deve essere fatta manualmente: «Il baccello - spiega Maria Antonietta - è molto vicino alla radice, nulla come le mani può recuperare il frutto». Poi arriva la fase della pesatura, che l’associazione dei produttori ha trasformato da alcuni anni in un rito, una vera grande festa sull’aia, ma prima «la fava va lasciata sui covoni a seccare - il racconto di Maria Antonietta - poi va schiacciata, quindi liberata dalla paglia e questa operazione viene completata con la pesatura, gettando in aria le fave per togliere gli ultimi frammenti di paglia. E’ necessario farlo con il vento del primo pomeriggio». Tanto lavoro e tanta dedizione dovrebbero spuntare un prezzo altisonante e invece la fava di Carpino viene venduta a non più di 6 euro al chilo. Anche diventare produttori non è semplice: basti pensare che per essere ammessi nelle ristretta cerchia dell’associazione, bisogna seminare la fava a vuoto per tre anni.

«Fino allo scorso anno - dice Maria Antonietta Di Viesti - eravamo in tre, quest’anno si sono aggiunti altri due produttori. Certo la missione spaziale ha sollecitato l’interesse di molti giovani, che propongono tante idee».

Ora si pensa al prossimo anno, perchè questa notorietà... galattica del legume garganico è un tesoretto da gestire al meglio. Se la Argotec (l’azienda torinese che con lo chef Stefano Polato ha preparato il bonus food di Samantha Cristoforetti) sta vendendo on line le zuppe dell’astronauta, a Carpino sono più che intenzionati ad incrementare la semina. Intanto, i fortunati che hanno ancora qualche etto di fave, le gustano nella ricetta classica: in pignata per ore accanto al fuoco del caminetto, con acqua e sale, cipolla rossa, origano selvaggio e un filo d’olio crudo.

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