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TARANTO - Con 15 voti favorevoli e tre contrari, il consiglio comunale di Taranto ha approvato la delibera riguardante il piano regolatore del porto con una variante che blocca le opere del progetto Tempa Rossa, cioè la costruzione di due grandi serbatoi e l’allungamento di 350 metri del pontile petroli. I tre contrari sono i consiglieri di Realtà Italia. Confermati anche i malumori nel Pd. Basterà la variante approvata a bloccare un progetto definito strategico anche dal premier Matteo Renzi?
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TARANTO - Passa sul filo del rasoio, ma passa. Con 15 voti favorevoli e tre contrari, il Consiglio comunale di Taranto ha approvato la delibera riguardante il piano regolatore del porto che, almeno nelle intenzioni e al netto di eventuali ricorsi in sede amministrativa, stoppa il progetto «Tempa rossa». La variante indicata dalle commissioni Assetto del territorio e Attività produttive impedisce di fatto la costruzione di due grandi serbatoi nei quali stoccare il petrolio in arrivo dal giacimento della Basilicata e l'allungamento di 350 metri del pontile petroli della raffineria per l'attracco delle navi destinate a caricare il greggio. Hanno votato sì il sindaco Stefàno, Bitetti, D'Eri, Azzaro, Ciocia, De Martino, Di Todaro, Spalluto, Di Giovanni, Laruccia, Nistri, Liviano, Venere, Capriulo e Bonelli.

I tre contrari sono i consiglieri di Realtà Italia Gianni Cataldino, Filippo Illiano e Gina Lupo, esponenti della maggioranza, che chiedevano un emendamento per consentire la realizzazione del pontile petroli ed evitare possibili rallentamenti nei lavori di infrastrutturazione al porto.

Confermati anche i malumori nel Pd. Sono usciti dall’aula i consiglieri Mimmo Cotugno (che ha ufficializzato la propria posizione con una dichiarazione di voto prendendo le distanze dalla linea dettata dal partito) e Raffaele Brunetti, oltre ad Aldo Renna della lista Condemi e ai consiglieri di Forza Italia Cannone, Vietri, Ciraci e Tribbia.

In apertura di discussione il capogruppo dei Democratici Gianni Azzaro aveva ribadito le ragioni del no al progetto, condivise peraltro dalla direzione provinciale e regionale del partito. Lo stesso Azzaro non ha peraltro nascosto i timori sull’eventualità che possano essere messi in discussione i lavori del porto. «A quel punto - ha detto tra le righe - bisognerebbe rivedere la questione». Ha parlato di doppiogiochismo il consigliere dei Verdi-Taranto respira Angelo Bonelli, secondo il quale «questo consiglio non può permettersi ambiguità. Si deve quindi ribadire il proprio no indipendentemente dalle osservazioni che arriveranno, a meno che non sia una cosa studiata». Il leader ecologista è convinto che la delibera sulla variante del porto non sia sufficiente. «Occorre - ha spiegato - che l'amministrazione dia tempi certi circa il recepimento della direttiva Seveso. Si tratta di una normativa europea che il governo nazionale non potrà ignorare».

L’ipotesi del sì al pontile petroli e no ai due serbatoi è naufragata quasi subito in seguito al diktat del sindaco Ezio Stefàno, che aveva chiesto che l'atto restasse nella sua formulazione originaria. Hanno prevalso, dunque, le «ragioni ambientali» per scongiurare l'incremento di emissioni inquinanti causate dalla movimentazione del petrolio. Dai documenti forniti dalla Joint venture Total, Shell e Mitsui, di cui l’Eni è partner logistico, emergerebbe l'aumento del 12% delle emissioni riferite soprattutto a composti volatili e non ci sarebbero adeguate rassicurazioni sui rischi di incidente rilevante. «Dobbiamo rimandare al mittente - ha osservato l’assessore all’Ambiente Vincenzo Baio - il progetto Tempo Rossa. Oggi è una giornata storica per la politica tarantina che ha la possibilità di dire la sua. Abbiamo il dovere morale di difendere la città ed i bambini di Taranto».

Il consigliere Mario Laruccia ha motivato il voto favorevole alla delibera con la necessità di «dare un messaggio chiaro al governo: Taranto non può più essere una città sacrificata per l'interesse dell'intero Paese». La domanda di fondo è: basterà la variante approvata a bloccare un progetto definito strategico anche dal premier Matteo Renzi?

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