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Trasfusione di sangue infetto
la Corte Ue condanna l'Italia
Risarcimenti per 10 milioni

Tutto nasce dal ricorso presentato dall’Associazione giovanile talassemici di Lecce nel giugno del 2012, considerato «causa pilota», attorno al quale sono stati riuniti gli altri ricorsi in materia presentati sul territorio nazionale

Trasfusione di sangue infetto  la Corte Ue condanna l'Italia Risarcimenti per 10 milioni

BRUXELLES - La Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano a risarcire più di 350 cittadini infettati da vari virus (Aids, epatite B e C) attraverso le trasfusioni di sangue che hanno effettuato durante un ciclo di cure o un’operazione. Il totale dei risarcimenti supera i 10 milioni di euro.

La Corte di Strasburgo ha riconosciuto che la somma di 100.000 euro già prevista a titolo di «equa riparazione» per ogni malato, «costituisce un rimedio interno, del tutto compatibile con le previsioni della Convenzione e in grado di assicurare un adeguato ristoro ai soggetti danneggiati». Lo precisa il ministero della Salute in relazione alla decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo sui ricorsi proposti da alcuni cittadini italiani, tutti infettati da vari virus (HIV, epatite B e C) a seguito di trasfusioni di sangue praticate in trattamenti sanitari o operazioni chirurgiche.

«La Corte - sottolinea il ministero in una nota - pur avendo riconosciuto per tutti quei casi risalenti agli anni '90 la violazione delle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo relativamente al diritto ad un equo processo ed ad un ricorso effettivo, ha affermato che la procedura di cui all’art. 27-bis del decreto-legge n. 90/2014 - la cui introduzione è stata fortemente voluta dal Ministro Lorenzin -, che riconosce ai soggetti danneggiati, a titolo di equa riparazione, una somma di denaro determinata nella misura di euro 100.000, costituisce un rimedio interno, del tutto compatibile con le previsioni della Convenzione e in grado di assicurare un adeguato ristoro ai soggetti danneggiati».

La sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcire i cittadini che hanno contratto infezioni a causa di trasfusioni è scaturita da un ricorso presentato dall’Associazione giovanile talassemici di Lecce nel giugno del 2012, tramite l’avvocato Paola Perrone, considerato 'causa pilotà, attorno al quale sono stati riuniti gli altri ricorsi in materia presentati sul territorio nazionale. Lo rende noto lo stesso legale dell’associazione.

Si tratta di una lunga battaglia giudiziaria per ottenere il risarcimento iniziata alla fine degli anni '90. Con due leggi del 2007, riferisce il legale, lo Stato italiano aprì la procedura transattiva per il risarcimento dei danni e le domande di transazione furono presentate nel gennaio 2010. Tuttavia il Decreto ministeriale 162/2012 escluse, di fatto, la maggior parte dei partecipanti dalle transazioni. Da qui il ricorso dell’Associazione talassemici di Lecce alla Corte Europea di Strasburgo, che nell’aprile 2014 dichiarò la causa intrapresa dai salentini 'causa pilotà, riunendo attorno ad essa altre cause intraprese sul territorio nazionale.
«Una vittoria faticosa quella di oggi, ma dedicata alla salute dei cittadini e al futuro della sanità pubblica - sostiene Perrone - siamo felici di esser stati i primi in Italia e gli unici in Puglia ad aver creduto nella Corte di Strasburgo».

«La Corte europea ha adottato una sentenza profondamente insoddisfacente per le centinaia di soggetti danneggiati da sangue infetto. I giudici di Strasburgo hanno infatti ritenuto adeguata la somma di 100.000 euro prevista con una leggina agostana del 2014, a favore dei danneggiati da sangue infetto, che hanno contratto a causa della condotta dello Stato italiano gravissime patologie quali l’HIV, l'epatite B e C ed hanno nella sostanza rigettato i ricorsi da questi presentati».

E’ quanto afferma in una nota l’avvocato Anton Giulio Lana,segretario generale dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani e legale dei ricorrenti contagiati a causa di emotrasfusioni o trasfusioni occasionali effettuate presso ospedali pubblici italiani. «Il governo, insomma, la fa franca ancora una volta, grazie a una sentenza dal tenore pilatesco della Corte di Strasburgo, che si è limitata a fare proprio e giustificare l’intervento ex post e in corso di causa dello Stato con la proposta forfettaria di 100.000 euro riconosciuta a titolo di equa riparazione di cui alla legge dell’agosto 2014" si legge ancora nella nota dei difensori che valuteranno la possibilità di ricorso alla Grande Camera.

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