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MILANO – Il Gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha accolto la richiesta avanzata dal commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi di sbloccare e trasferire nella casse del gruppo 1,2 miliardi di euro circa, cifra sequestrata dalla procura di Milano nell’inchiesta a carico di Adriano Riva e due commercialisti. La richiesta di dissequestrare della somma da parte dei legali del commissario Gnudi era stata presentata l’11 settembre scorso.
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MILANO  – Il "diritto all’ambiente salubre, al lavoro e alla salute" prevalgono su quello "proprietario" e sugli "interessi patrimoniali". E’ anche per questo motivo che il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha sbloccato 1 miliardo e 200 milioni di euro sequestrati dalla Procura di Milano nel maggio del 2013 ai fratelli Emilio (morto sei mesi fa) e Adriano Riva e ai due loro consulenti per trasferirli nelle casse dell’Ilva in vista degli interventi di risanamento necessari per tenere in vita lo stabilimento di Taranto.

Il giudice, con un provvedimento depositato questa mattina, ha accolto la richiesta avanzata a settembre dal commissario straordinario del gruppo siderurgico Piero Gnudi e dal suo legale, l’ex ministro della Giustizia Paola Severino, in seguito all’entrata in vigore della legge "Terra dei fuochi". Legge che prevede la possibilità di trasferire all’acciaieria tarantina le somme sequestrate nell’ambito di un’indagine penale "qualora sia necessario ai fini dell’attuazione e della realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell’impresa soggetta a commissariamento".

Nelle 15 pagine di decreto il gip ha disposto la conversione del denaro e dei titoli a cui erano stati messi i sigilli in azioni "a titolo di futuro aumento di capitale" dell’Ilva. "Le azioni di nuova emissione – ha precisato il magistrato - dovranno essere intestate al Fondo Unico Giustizia e, per esso, al gestore ex lege Equitalia Giustizia spa".

Nel motivare la sua decisione il giudice D’Arcangelo ha voluto sottolineare che, come in questo caso, "nel conflitto tra i diritti proprietari dei soggetti attinti da trasferimento coattivo e gli interessi costituzionalmente rilevanti al diritto all’ambiente salubre, al lavoro e alla salute, i primi debbano assumere una valenza necessariamente" secondaria.

Inoltre ha osservato che non è la prima volta che "l'interesse strategico di determinate attività economiche induce il legislatore ad interventi straordinari e urgenti ed, in tali contesti normativi (...) (in tema di amministrazione delle grandi imprese in stato di insolvenza) gli interessi patrimoniali (come quello dei creditori delle imprese di grandi dimensioni) devono recedere di fronte a quello alla conservazione delle risorse produttive e dei livelli occupazionali".

Il gip ha inoltre respinto le questioni di incostituzionalità eccepite dai legali di Adriano Riva, spiegando che questo dissequestro non è assimilabile alla confisca, in quanto "l'operazione descritta non determina l’acquisizione del bene al patrimonio dello Stato, bensì a quella di una società privata, ancorchè commissariata (Ilva spa)".

Infatti, si sottolinea nel provvedimento, in caso di esito favorevole del processo per gli indagati, verranno riconsegnate loro azioni di nuova emissione dell’Ilva spa, ottenute con la conversione dei beni sequestrati. Infine ha sottolineato che "la lamentata compressione del diritto di proprietà sui beni originariamente attinti dal sequestro preventivo non è costituzionalmente illegittima quando si rilevi preordinata a consentire il soddisfacimento contestuale di una pluralità di interessi costituzionalmente rilevanti e di rilievo superiore a quello del diritto inciso".

E cioè, "risanare l’ambiente e la tutela della salute unitamente al mantenimento dei livelli occupazionali".

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