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TARANTO - Tranquillizzare le banche, spiazzare i concorrenti, entrare nella virtual data room. La lettera di intenti che il colosso mondiale dell’acciaio ArcelorMittal ha consegnato al commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi coglie tre obiettivi e fissa un primo paletto temporale: entro il 30 settembre la multinazionale franco-indiana presenterà una proposta di piano industriale che, se accettata, nei successivi tre mesi, porterà al suo ingresso nella proprietà dell’Ilva tramite un aumento di capitale sociale, soluzione non obbligatoriamente traumatica per la famiglia Riva che così uscirebbe definitivamente dai giochi, dopo aver perso ormai da oltre un anno il controllo dell’azienda, sottoposta a commissariamento dopo la bufera giudiziaria, diluendo la sua quota.

ArcelorMittal è un colosso industriale mondiale, leader nel settore dell'acciaio, nato dalla fusione di due tra le più grandi aziende del settore, la francese Arcelor e l’indiana Mittal Steel Company, avvenuta nel 2006. Il quartier generale si trova nella capitale del Lussemburgo. Oltre a essere il più grande produttore d'acciaio, è anche leader di mercato nella fornitura di acciaio per l'industria automobilistica e per i settori delle costruzioni, degli elettrodomestici e degli imballaggi. Uomo chiave dell'azienda è il multimiliardario indiano - ma residente ormai da anni a Londra - Lakshmi Mittal, amministratore delegato. L'azienda ha una produzione che arriva a 120 milioni di tonnellate complessive di acciaio ogni anno.

Interesse verso l’azienda siderurgica di Taranto sarebbe stato mostrato anche da gli indiani di Jindal Steel, da un gruppo degli Emirati Arabi ed un altro brasiliano ma chiaramente la lettera di intenti di ArcelorMittal costituisce un passo in avanti.

«Da oggi al 30 settembre ArcelorMittal - spiega Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim Cisl - dovrà predisporre il piano industriale. Noi vogliamo vederci chiaro: il piano ambientale recentemente varato dal governo Renzi deve essere applicato e deve costituire un punto fermo; ci deve essere la tutela dell'occupazione e la piena sostenibilità sociale e industriale. L’impianto di Taranto sotto le 8 milioni di tonnellate annue di acciaio perde competività e sostenibilità, quindi servono nuove tecnologie, introducendo il preridotto o ricorrendo ad altre soluzioni tecniche. E’ impossibile raggiungere quegli obiettivi con mezza Ilva. Il prestito ponte di 250 milioni di euro che le banche sottoscriveranno a fine agosto garantiranno l’operatività dell’Ilva fino a ottobre, speriamo - aggiunge Bentivogli - di non ritrovarci nelle stesse condizioni della vendita di Alitalia, con il rischio cioè di restare a terra da un momento all’altro. Ci che anche il governo su questa partita riconosca il valore dell’ambientalizzazione e riqualificazione, il più importante d'Europa, facendo diventare l’Ilva e il territorio di Taranto da epicentro della mancata conciliazione tra salute e ambiente a modello di sviluppo».

«Le recenti nomine nella governance - spiega invece Antonio Talò, segretario provinciale della Uilm - secondo me già dimostravano l’interesse di ArcelorMittal, in quanto i prescelti orbitano in quegli ambienti. Temo che non si tratti della soluzione ideale per l’Ilva e per Taranto ma non abbiamo possibilità di scelta. Se sarà applicata l’Aia e salvaguardata l’occupazione, non potremo che essere favorevoli. Invitiamo il Governo a fare fino in fondo la sua parte».

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