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Fotovoltaico, processo ai furbetti della «Dia»

BARI - Sulla carta si tratta di 19 piccoli impianti realizzati in provincia di Brindisi. Nei fatti, ritiene l’accusa, costituirebbero però tre grandi parchi fotovoltaico estesi per oltre 120 ettari, impianti che in vent’anni produrranno incentivi per oltre 182 milioni di euro. Dopo le indagini della Finanza è finito tutto sotto sequestro, compresi i primi 11 milioni di euro di soldi dello Stato. E dopo un rimpallo tra la Puglia e la Cassazione, la vicenda è approdata definitivamente a Roma
Fotovoltaico, processo ai furbetti della «Dia»
BARI - Sulla carta si tratta di 19 piccoli impianti realizzati in provincia di Brindisi. Nei fatti, ritiene l’accusa, costituirebbero però tre grandi parchi fotovoltaico estesi per oltre 120 ettari, impianti che in vent’anni produrranno incentivi per oltre 182 milioni di euro. Dopo le indagini della Finanza è finito tutto sotto sequestro, compresi i primi 11 milioni di euro di soldi dello Stato. E dopo un rimpallo tra la Puglia e la Cassazione, la vicenda è approdata definitivamente a Roma.

Il gup della Capitale, Giuseppina Guglielmi, ha infatti rinviato a giudizio l’imprenditore barese Daniele De Gennaro e il direttore dei lavori, l’ingegnere Michele Corona, con le accuse di indebita percezione di fondi pubblici e falso ideologico.È una delle tante conseguenze del pasticcio creato da un susseguirsi di leggi regionali prima troppo permissive e poi, via via, sempre più complicate se non contraddittorie. Per anni in Puglia la realizzazione di impianti fotovoltaici di potenza inferiore a un megawatt non richiedeva alcuna autorizzazione regionale: erano sufficienti una Dia e 2 milioni di euro, che in vent’anni si moltiplicavano 12 volte. La norma è stata abrogata nel 2011, ma il danno ormai è fatto: bastava chiedere quattro Dia su quattro suoli contigui per saltare ogni verifica e costruire un grande parco fotovoltaico.

È appunto il caso degli impianti realizzati dalle sei società «Energia» della famiglia Degennaro e nel frattempo venduti a dei fondi di investimento svizzero. I parchi, realizzati nel 2011 (poco prima che la legge regionale fosse cancellata dalla Corte Costituzionale) sono stati sequestrati ad aprile 2012 e lo sono tuttora (li gestisce un amministratore giudiziario): secondo le indagini, condotte all’epoca dal procuratore aggiunto brindisino Nicolangelo Ghizzardi, il trucco delle 19 Dia servì per evitare l’autorizzazione unica e dunque il vaglio degli uffici della Regione.

Le indagini sui parchi brindisini, che si trovano nelle contrade Acquaro-Buffi (tra Brindisi e Mesagne), Angelini (Brindisi) e Le Forche (San Pietro Vernotico) sono in realtà due. L’altra, parallela alla prima, riguarda le violazioni urbanistiche, e presto arriverà davanti ai giudici romani. In questo fascicolo, però, oltre che Daniele Degennaro e Michele Corona (difeso dall’avvocato Remo Pannain) figurano anche gli altri fratelli Vito Michele e Gerardo Degennaro, quest’ultimo consigliere regionale Pd, ed altre 10 persone tra tecnici e proprietari dei suoli.

Tornando al problema degli incentivi (per il quale vanno a giudizio, per responsabilità, anche le 6 società «Energia») la competenza del Tribunale di Roma è stata stabilita dalla Cassazione dopo il ricorso dell’avvocato dei Degennaro, Gaetano Castellaneta perché li incentivi al fotovoltaico vengono infatti erogati dal Gse (il Gestore dei servizi elettrici). «Fermo restando - dice l’avvocato Castellaneta - che Daniele Degennaro non ha alcuna responsabilità, visto che si è limitato a firmare le richieste di incentivo per parchi che poi sono stati venduti, all’epoca le leggi regionali vigenti permettevano di realizzare gli impianti con quella modalità. Basti dire che l’investimento venne effettuato a seguito della due diligence favorevole da parte di grossi studi legali di livello nazionale, proprio perché le banche finanziatrici chiesero un’attestazione della bontà della procedura». Il processo è comunque vicinissimo alla prescrizione.

m.scagl.

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