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Don Ciotti: «Ecco perché la mafia vince»

di FABIO CASILLI
LECCE - Ha conosciuto la mafia, attraverso il dolore della nonna vestita di nero, che le ha raccontato degli «uomini cattivi, che si sono portati via lo zio». La lettura del tema, scritto dalla nipotina di Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice Falcone originario di Calimera, ucciso nel ‘92, è stato il momento più toccante della testimonianza di don Luigi Ciotti
Don Ciotti: «Ecco perché la mafia vince»
di FABIO CASILLI

LECCE - Ha conosciuto la mafia, attraverso il dolore della nonna vestita di nero, che le ha raccontato degli «uomini cattivi, che si sono portati via lo zio». La lettura del tema, scritto dalla nipotina di Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice Falcone originario di Calimera, ucciso nel ‘92, è stato il momento più toccante della testimonianza di don Luigi Ciotti. Il fondatore del gruppo Abele e presidente dell’associazione Libera, ieri era a Lecce per parlare di Costituzione, legalità e cittadinanza, nell’ambito dell’assemblea generale di Coop Estense. «Ma io, se posso, parlo sempre meno di legalità - ha premesso don Ciotti - perché, in questi anni, ci hanno rubato le parole: di legalità parlano tutti quelli che ogni giorno la calpestano. E, mentre ne parlano, crescono illegalità e corruzione».

Don Ciotti giudica «un po’ pallida» la democrazia italiana, incalzata dall’offensiva delle mafie e dal loro strapotere economico, anche se la Puglia ha gli anticorpi. Renzi? «Ancora presto per dare un giudizio, lo attendiamo alla prova dei fatti, finora abbiamo collaborato bene con il ministro Orlando». Sollecitato dalle domande del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, don Ciotti ha precisato di considerare la Costituzione italiana il suo «secondo Vangelo».
«L’eredità che Falcone e Borsellino ci hanno lasciato è quella dell’impegno, della responsabilità e del risveglio delle coscienze - ha detto - L’esperienza di “Libera” è nata dopo i loro attentati e mette insieme ben 1.600 associazioni. La legalità non è l’obiettivo, il vero obiettivo è la giustizia, a partire da quella sociale. Occorrono giustizia, dignità umana e responsabilità, che è la spina dorsale della nostra Costituzione. Chiediamo responsabilità alle istituzioni, alla politica; non allo Stato perché lo Stato siamo anche noi. E dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, non possiamo essere cittadini a intermittenza. Non basta commuoversi, bisogna muoversi».

Da qui l’importanza di puntare su cultura, informazione e scuola. «Come mai, in Italia, ancora oggi abbiamo 6 milioni di persone analfabete? E poi andiamo al tavolo delle grandi potenze mondiali. Ma se non si investe in cultura, nell’informazione, nella scuola non si va da nessuna parte. La cultura è il principale termometro di un Paese».
Ma tanto c’è ancora da fare sul fronte della trasparenza e della moralità pubblica. E a questo proposito il fondatore di Libera ha richiamato il rapporto 2011 dell’ex vice direttore generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola sulla prevenzione del riciclaggio nel settore finanziario. «C’è in quel rapporto un passaggio sconcertante - ha ricordato don Ciotti -. Si parla di personaggi con peso criminale che hanno responsabilità e siedono nei consigli di amministrazione di tanti enti pubblici. In Italia, non abbiamo ancora una legge completa che contrasti la corruzione pubblica, il falso in bilancio. Le mafie, purtroppo, hanno tanto denaro a disposizione e lo investono».

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