BISCEGLIE - Arrivi e partenze, valigie di cartone e corse, saluti e lacrime. La stazione ferroviaria è luogo di infinite “commedie” umane. Sulle rotaie viaggiano sogni, amori e speranze. La “strada ferrata” che taglia in due Bisceglie compie 150 anni dalla sua costruzione. Dal fischio della locomotiva a carbone ai treni “Freccia” dell’alta velocità nella stazione di Bisceglie si sono vissuti tutti i progressi tecnologici, ultimi dei quali la realizzazione del sottopassaggio e l’eliminazione dei cinque passaggi a livello. Oggi, tuttavia, rimane la penalizzazione dell’assenza di fermate di treni diretti o in arrivo da località importanti, carenze e costi di biglietto elevati che allungano il divario col nord d’Italia e creano disagi ai viaggiatori costretti a raggiungere altre stazioni per poter andare a Milano, a Roma o a Torino.
L’inaugurazione della ferrovia a Bisceglie, che si estende per 614 metri, risale al 26 febbraio 1865, quando fra la curiosità generale ed u n’atmosfera di particolare tripudio, transitò il primo treno della storia cittadina, partito da Trani e diretto a Bari, che segnava un grande passo avanti dal punto di vista economico e commerciale. Pochi mesi prima erano state inaugurate le tratte Foggia-Barletta il 29 maggio 1864 e Barletta-Trani il 10 agosto 1864.
Dal mondo del commercio vennero poi le prime proposte di potenziamento della stazione di Bisceglie. Infatti nel 1891 il sindaco di Bisceglie, Bartolo Caprioli, nell’interesse dei produttori agricoli e dei commercianti che trasportavano merce in altre regioni inviò al ministero dei Lavori Pubblici un’istanza con la quale invocava che nello scalo ferroviario fossero eseguite opere indispensabili per l’industria locale: il prolungamento del terzo binario verso il ponte di Fondo Noce; lo scambio della linea dello scalo merci affinchè si potessero caricare le uve dai traini ai vagoni più agevolmente e una piattaforma sul quarto binario tronco.
Il 6 aprile 1898 si verificò un grave incidente in stazione: il biscegliese Giacomo Evangelista di 38 anni fu investito dal treno e morì. Grande eco ebbe nella Camera dei Deputati nel 1913 la protesta dell’on. molfettese Pietro Pansini sui ritardi dei lavori di ampliamento delle stazioni di Bisceglie e Molfetta. Il Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici, De Seta, rispose che “riguardo all’ampliamento della stazione di Bisceglie, debbo dire che attesa la necessità di dare coi fondi disponibili la precedenza ad altre opere pia urgenti, non è possibile prendere impegno per una prossima approvazione ed esecuzione dei lavori, però la Direzione generale delle Ferrovie di Stato mi assicura che si procurerà di comprendere almeno una parte dei detti lavori fra quelli da approvare nel prossimo esercizio”. Pronta la replica dell’on. Pansini che sostenne l’occorrenza dei lavori per la stazione di Bisceglie di un sottovia presso la strada provinciale con la necessaria approvazione da parte della Provincia. “Si tratta di piccole stazioni. Ma, pur essendo piccole, sono stazioni che rendono tesori allo Stato. Hanno un grandissimo traffico: quella di Bisceglie particolarmente per il trasporto delle primizie e quella di Molfetta per il trasporto degli oli - tuonò in aula l’on. Pansini - orbene le merci restano accumulate in quelle stazioni in attesa dei carri che non possono arrivare. È una cosa proprio vergognosa! In quelle due stazioni s'impongono i lavori per l’ampliamento dei binari, per due sottovia e per i piani caricatori coperti; assolutamente, urgentemente a Molfetta s’impone la comunicazione al porto. Non è possibile attendere ancora con promesse e con studi che non si completano mai. Ora, se siete convinti della necessità di questi lavori che si impongono per lo sviluppo del commercio e del traffico di quella regione, perchè non vi affrettate a farli?”.
















