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COSENZA - Hanno ricostruito oltre un quarto di secolo di guerre di mafia fra i clan cosentini i Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza che stamani hanno arrestato 36 persone nell'ambito dell'oprazione «Missing» indagate per una quarantina di omicidi e tentati omicidi, sequestro di persona, porto e detenzione di armi da sparo ed altri delitti, commessi con l'aggravante di aver agevolato un'associazione di tipo mafioso. I provvedimenti, eseguiti in Calabria, Toscana ed Emilia Romagna, individuano autori e moventi di decine di omicidi e tentati omicidi perpetrati in provincia di Cosenza, tra il 1979 e il 1994, nell'ambito di due successive guerre di mafia. Il primo conflitto erainiziato, il 14 dicembre 1977, con l'omicidio dell'esponente di vertice dell'originaria organizzazione mafiosa cosentina, Luigi Palermo, boss storico, ad opera dell'emergente Franco Pino, altro affiliato di spicco della consorteria. Ne seguì una scissione della cosca in due opposte compagini: da un lato il gruppo «Perna-Pranno-Vitelli» e dall'altro quello «Pno-Sena» che, allo scopo di rafforzare i rispettivi schieramenti, avevano stabilito alleanze con altri gruppi. In particolare, il sodalizio «Sena-Pino si era legato alle cosche «Muto» di Cetraro (CS), «Basile-Calvano» di San Lucido (CS) e «cirillo» operante nella Sibaritide, spalleggiati anche da famiglie della Piana di Gioia Tauro (Reggio calabria) e dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Con la compagine dei Perna-Pranno-Vitelli si erano schierati invece i sodalizi Africano di Amantea e Serpa di Paola (Cosenza). La contrapposizione tra le fazioni cosentine provoc' un violentissimo scontro, protrattosi sino alla fine degli anni '80, con la consumazione di ben 27 omicidi, sui quali le indagini hanno fatto piena luce. Alcuni di essi furono perpetrati con modalità particolarmente efferate, come nel caso dell'omicidio del dodicenne Pasqualino Perri, consumato a Rende (Cosenza) il 27 ottobre 1978. In quell'occasione infatti, un commando composto da Mario Pranno e Giancarlo Anselmo, appartenenti al clan Perna-Pranno, esplose numerosi colpi d'arma da fuoco contro la vetrata di un ristorante dove Gildo Perri, esponente della cosca consorteria Pino-Sena, stava pranzando con altri appartenenti al sodalizio ed il giovanissimo figlio Pasqualino, l'unico a restare ucciso nell'agguato. In un clima di esasperata conflittualità, caratterizzato anche da alcuni episodi di lupara bianca, si verificò il triplice omicidio Africano-Osso-Petrungaro, commesso il 23 dicembre 1981, ad Amantea (CS), ad opera del gruppo Pino-Sena. In quel caso, l'obiettivo dei killers era Francesco Africano, reggente della cosca di Amantea, reo di aver partecipato all'omicidio di Giovanni Drago, cognato del capo cosca Franco Pino, consumato qualche mese prima.
Altro episodio significativo di quella fase fu il duplice omicidio Geria-Saffioti, avvenuto il 6 agosto 1983 a Scalea (CS). I due, esponenti della 'ndrangheta reggina, sarebbero infatti stati eliminati da un commando della cosca «Pino-Sena», nell'ambito di uno scambio di favori con le cosche di Reggio Calabria facenti capo a Pasquale Condello e Giovanni Fontana. Il primo, ricercato da 15 anni ed inserito fra i 30 latitanti più pericolosi in campo nazionale, è considerato oggi il principale esponente della 'ndrangheta. In cambio del duplice omicidio, i vertici del sodalizio «Pino-Sena» avrebbero ottenuto l'impegno ad eliminare Francesco Perna, all'epoca detenuto nel carcere di Reggio Calabria, evento poi non realizzatosi per difficoltà contingenti. Dopo una progressiva pacificazione tra i due schieramenti, raggiunta alla fine degli anni '80 anche per la pressante attività di contrasto delle forze dell'ordine, scoppiò una nuova guerra di mafia, all'interno della cosca «Perna-Pranno-Vitelli», a seguito del distacco del gruppo «Bartolomeo-Notargiacomo», intenzionato ad acquisire autonomi spazi operativi. In tale contesto maturò l'omicidio del direttore del carcere di Cosenza Sergio Cosmai, ucciso il 12 marzo 1985 dagli emissari di Francesco Perna, per consolidare anche all'interno della struttura carceraria la sua influenza mafiosa. L'attività investigativa ha permesso di individuare i mandanti e gli esecutori di numerosi fatti di sangue maturati anche in questo secondo conflitto, che aveva raggiunto l'apice con il triplice tentato omicidio dei fratelli Stefano e Giuseppe Bartolomeo e di Vincenzo Volpintesta, avvenuto a Rende il 14 maggio 1989.
Sarebbe stata la risposta al precedente omicidio di Rinaldo Picone, esponente del gruppo «Perna-Pranno-Vitelli» assassinato il 27 gennaio precedente. Le indagini hanno pure accertato come il gruppo «Perna-Pranno-Vitelli», dopo il fallito attentato, avesse cercato di eliminare i fratelli Bartolomeo anche all'interno dell'ospedale di Cosenza, dove erano stati ricoverati, insieme a Volpitesta, per le ferite riportate nell'agguato. L'ala scissionista sarebbe stata definitivamente sconfitta con la scomparsa per lupara bianca dei fratelli Bartolomeo il 5 gennaio 1991, oltre che per la conseguente collaborazione con la giustizia dei fratelli Notargiacomo.

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