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Energie rinnovabili i guadagni agli altri
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Il più grande impianto fotovoltaico pugliese sorge a Cellino San Marco, e non si può proprio far finta di non vederlo: occupa la bellezza di 126 ettari di campagna, più o meno l’equivalente di 250 campi di calcio interamente ricoperti di pannelli. Dal sole riesce a tirare fuori ogni anno 35 milioni di euro, soldi che finiscono dritti dritti nelle casse di una società del Lussemburgo. E questo non è che un esempio: all’estero finiscono quasi tutti gli incentivi.

Oltre ad essere regina delle energie rinnovabili, la Puglia è anche la patria dei più grandi impianti fotovoltaici d’Italia: messi tutti insieme, i pannelli hanno già occupato oltre 4mila ettari di campagna. E installarli, fino ad una certa data del 2006, era un gioco da ragazzi: non serviva nemmeno la Valutazione di impatto ambientale. È un esempio di quella «fretta» che ha caratterizzato la corsa pugliese alle energie rinnovabili: la legge pugliese sulla Valutazione di impatto ambientale era datata 2001, quando i pannelli fotovoltaici erano ancora materia di sperimentazione. Così, bastava una semplice dichiarazione di 4 righi («l’opera non è compresa nelle tipologie di cui agli allegati A e B della legge regionale 11 del 2001») per saltare ogni verifica: a un certo punto la Regione se n’è accorta ed ha cambiato la legge, ma i signori del business solare sono stati più rapidi. Guadagnandosi il diritto a essere valutati con le vecchie regole.

E infatti, i 10 più grandi impianti pugliesi hanno tutti saltato la Via. O perché, come nel caso di Cellino, si sono rifatti alla vecchia legge 11, oppure perché, in altri casi più recenti, le Province ne hanno certificato la non assoggettabilità a Valutazione d’impatto ambientale in quanto la potenza era inferiore ai 15 MW previsti successivamente. Un bel regalo, sia in termini di costi, sia in termini di minori grattacapi.

Dietro a tutti questi grandi impianti ci sono multinazionali o grandi imprenditori locali, spesso schermati dietro fiduciarie o società di paradisi fiscali. Di chi è il parco di Cellino San Marco, un «giocattolino» costato 170 milioni di euro in cui - detto per inciso - la Finanza di Brindisi ha scoperto sul cantiere immigrati irregolari pagati pochi spiccioli? L’autorizzazione iniziale, rilasciata alla Enit Puglia di Alessandro D’Amato (un imprenditore di Melfi che risulta aver presentato decine di domande), è passata di mano 4 volte fino a finire nelle mani della Aes Solar, una società quotata a New York: gli intermediari hanno incassato parecchi milioni di euro.

A Brindisi sorge anche il secondo impianto della classifica, 25 megawatt, anche questo di proprietà straniera. Stavolta, però, le tracce portano in Germania, alla Munich Re, una delle principali società di riassicurazione del mondo. Il terzo impianto in classifica, 14,9 MW (occhio al numero: è giusto al di sotto del fatidico limite dei 15 MW) di San Donaci è dell’imprenditore pugliese Scarlino: la società che lo ha costruito, la Italgreen Energy, ha sede presso il Grand Hotel di Rosamarina. Portano invece in Veneto le tracce dell’impianto da 14,5 MW installato a Foggia da una società che si chiama Emmessenne solar: fa capo alla Finint di Conegliano Veneto, una finanziaria piuttosto nota nel mondo del capitalismo italiano. Anche perché controlla la Save, ovvero l’aeroporto di Venezia.

Nel business dei grandi parchi si ripetono spesso gli stessi nomi. La Alerion, una delle più grandi società italiane del settore (quotata in Borsa a Milano), ha infatti interessi rilevanti in Puglia: ha ad esempio realizzato due impianti a Castellaneta, ceduti alla Castellaneta Solar. E chi c’è dietro Castellaneta Solar? Il fondo F2I del finanziere Vito Gamberale. La Enit, la società lucano-romana dietro il maxiparco di Cellino San Marco, ha invece portato a termine - tra gli altri - anche la realizzazione dell’impianto da 8 megawatt di Torchiarolo. Anche questo, ovviamente, è stato venduto al Gruppo Estra. Cioè alla multiutility dei Comuni delle province di Prato, Siena e Arezzo: il sole pugliese, insomma, contribuisce a far calare il prezzo dell’energia dei cittadini toscani.

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