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di PIERO MIOLLA

POTENZA - Quasi una guerra tra poveri. Le proteste di alcuni ex Copes, i soggetti che beneficiavano negli anni scorsi del programma di contrasto della povertà e della esclusione sociale avviato dalla Regione Basilicata, oggi di fatto sostituito dal programma del reddito minimo d’inserimento, in scena da due giorni a Potenza, richiama alla mente gli estremi di una sorta di derby tra persone che versano in una condizione economica non rosea. Alcune di queste persone, disoccupate o espulse da anni dai cicli produttivi che non riescono ad essere più reimmessi al lavoro, protestano perché, pur avendo presentato regolare domanda per fruire del nuovo programma varato da via Anzio per ottenere un sussidio mensile di 450 euro, non possono beneficiarne.

Il paradosso, lamentano, è che, pur avendo i requisiti per fruire del reddito minimo e pur essendo in effetti stati annoverati nello stesso, non hanno visto finanziarsi l’accesso. Solo su Matera città si contano duecentotrenta soggetti astrattamente beneficiari, supportati nella protesta anche da alcuni lavoratori in mobilità, cui vanno aggiunti gli altri della provincia Materana e quelli del Potentino, i primi ad avviare la protesta sotto la Regione. Nella città dei Sassi, è andata in scena una manifestazione dinanzi al Palazzo di città per chiedere all’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Raffaello De Ruggieri di essere sostenuti nella battaglia. A Pomarico idem. Ma perché questi ex lavoratori non possono godere del trattamento economico (ma non c’è solo quello) previsto dal programma del reddito minimo d’inserimento? Perché, spiegano, avendo percepito negli anni il «gettone» riveniente dal programma di contrasto della povertà e della esclusione sociale (il Copes, appunto), hanno un reddito che non supera il tetto massimo previsto per vedersi finanziato il nuovo programma (circa novemila euro), ma, rispetto ad altri soggetti che non provengono dalla platea ex Copes e non hanno alcun reddito, vengono, di fatto, sospinti fuori dalla graduatoria per così dire finanziabile.

Insomma, poveri ma non abbastanza per «guadagnare» 450 euro al mese ed essere anche destinati ad attività come la raccolta differenziata, la manutenzione del verde pubblico e delle strade, la tutela del patrimonio regionale e qualsiasi altra attività di interesse pubblico. Un vero e proprio paradosso che cela, ma solo per chi non vuol vedere, il vero problema che c’è dietro a tutto ciò: l’esiguità delle risorse. In buona sostanza, per ricomprendere anche alcuni degli ex Copes (non tutti gli ex beneficiari del vecchio programma, infatti, sono stati esclusi) bisognerebbe stanziare maggiori fondi. Al momento la Regione Basilicata ha previsto di stanziare circa sette milioni di euro (che arrivano dal Fondo Sociale Europeo): tenendo conto che si tratta di una fase di sperimentazione del reddito minimo che dovrebbe protrarsi per soli tre mesi, dunque, potrebbe in futuro esserci davvero la possibilità di ottenere altre risorse e, dunque, di poter ampliare il novero dei soggetti fruitori. A tal proposito va ricordato che le ulteriori risorse dovrebbero arrivare da un decreto interministeriale, oggi non ancora “partorito”, che andrebbe a redistribuire le risorse delle estrazioni. Nel frattempo, la protesta continua.

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