Martedì 22 Giugno 2021 | 01:31

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POTENZA – Il gup di Potenza, Rosa Larocca, ha rinviato a giudizio una ventina di persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta del 2011 sul presunto inquinamento prodotto dal termovalorizzatore dei rifiuti “Fenice” di Melfi (Potenza): la prima udienza del processo si svolgerà il prossimo 23 giugno. Gli imputati erano complessivamente 36: è stato disposto il rinvio a giudizio, tra gli altri, dell’ex direttore e dell’ex coordinatore provinciale dell’Arpab, Vincenzo Sigillito e Bruno Bove, della società Fenice e della società Tempor, e dell’ex presidente dell’Acta, Domenico Iacobuzio.
Escono invece dall’inchiesta l’ex assessore e consigliere regionale Erminio Restaino (Pd) e il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero (Pd).

L'inchiesta – divisa in tre diversi filoni e condotta dalla Procura della Repubblica di Potenza – nell’ottobre del 2011 portò a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di Bove e Sigillito, e ad alcuni provvedimenti cautelari per gli ex funzionari dell’impianto. Le accuse furono, a vario titolo, di associazione a delinquere, disastro ambientale, truffa, e falso: emerse, secondo gli investigatori, un inquinamento delle falde acquifere, almeno dal 2002, prodotte dal termovalorizzatore, a cui si aggiunse una mancata comunicazione dei dati agli enti di controllo, a cui si aggiunsero – secondo quanto si apprese – illeciti per alcune assunzioni e problemi legati all’autorizzazione per la discarica in contrada Pallareta, a Potenza. Secondo il gup (che ha disposto il non luogo a procedere o il fatto non sussiste per alcuni capi di imputazione) non vi fu invece alcuna associazione a delinquere, mentre è intervenuta la prescrizione per alcuni imputati coinvolti nella vicenda della discarica di Potenza. Dopo la lettura del dispositivo, parlando con i giornalisti presenti nel Palazzo di giustizia, Restaino ha detto “di essere stato sempre certo di un epilogo di questo tipo: è stato un periodo duro, anche con un certo accanimento, ma adesso è passato”.

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