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«Io, insieme alla mia bimba a bordo dell'aereo dirottato» Meseret al telefono da Ginevra

di FRANCO GIULIANO
BARI - «Terribile, un volo da incubo durato sette ore. Ad un certo punto abbiamo davvero pensato che non ce l'averemmo fatta con il carburante. Alla mente un altro episodio simile quando sempre un aereo della stessa compagnia dirottato e senza carburante precipitò nell'oceano indiano con 130 passeggeri tutti morti. Ora siamo qui nello scalo di Ginevra io e la mia bimba di 16 mesi in attesa di sapere con che volo tornare a Roma e da li a Brindisi». Meseret Chimdi, 28 anni di orgine etiope moglie di un imprenditore di Latiano, Pietro Donativo, è ancora scossa dall'avventura che l'ha vista protagonista insieme alla figlia Maria Tesfa entrambi a bordo dell'aereo della Ethiopan Airlines da Addis Abeba a Roma (dove si è conscluso poche ore fa con l'arresto del dirottatore)
«Io, insieme alla mia bimba a bordo dell'aereo dirottato» Meseret al telefono da Ginevra
BARI - «Terribile, un volo da incubo durato sette ore. Ad un certo punto abbiamo davvero pensato che non ce l'averemmo fatta con il carburante. Alla mente un altro episodio simile quando sempre un aereo della stessa compagnia, dirottato e senza carburante, precipitò nell'oceano indiano con 130 passeggeri tutti morti. Ora siamo qui nello scalo di Ginevra io e la mia bimba di 16 mesi in attesa di sapere con che volo tornare a Roma e da li a Brindisi». 

Meseret Chimdi, 28 anni di orgine etiope moglie di un imprenditore di Latiano, Pietro Donativo, è ancora scossa dall'avventura che l'ha vista protagonista insieme alla figlia Maria Tesfa entrambi a bordo dell'aereo della Ethiopan Airlines Addis Abeba-Roma. Dovevano atterrare nella capitale, sono arrivate a Ginevra (dove si è concluso il dirottamento poche ore fa con l'arresto del dirottatore).

Meseret è ancora terrorizzata al punto da non voler parlare. «Ho paura. Non so che dire». Ora deve pensare alla sua bimba che per tutto il volo ha tenuto tra le braccia non sapendo cosa sarebbe successo.

«Tutto è cominciato dopo un'ora dalla partenza da Addis Abeba - racconta Meseret. Quando il copilota si è impadronito della cabina di pilotaggio approfittando che il comandante era uscito per andare in bagno. A quel punto il copilota ha chiuso la cabina e si è impadrontio dell'aereo. Da qual momento in poi è stato un incubo. Nessuno di noi ha capito subito cosa stesse succedendo, nessuno ci spiegava, il comandante ha cercato di sfondare la porta per cercare di entare nella cabina di pilotaggio, senza riuscirci. A quel punto l'aereo ha iniziato a perdere quota. Sono uscite le maschere di ossigeno e a quel punto abbiamo capito che eravamo come in un film». 


Meseret ora aspetta di tornare a Latiano. Il suo volo, da quanto gli è stato detto, è previsto da Ginevra a Roma per stasera. Poi da Roma a Brindisi, dove l'aspetta il marito Pietro e il figlio Alberto.
«Il dirottamento è cominciato mentre eravamo ancora in Sudan. Abbiamo capito che era un dirottamento e che il dirottatore chiedeva l’asilo politico, che proveniva da Nairobi e aveva fatto scalo per cambiare aereo ad Addis Abeba».

«Quando siamo arrivati a Ginevra siamo stati fatti scendere dall'aereo uno alla volta e fatti sedere per terra, e non sui sedili, degli autobus per motivi di sicurezza».
Poi tutti i passeggeri sono stati portati e soccorsi dentro lo scalo di Ginevra. Qui è stata data la colazione ed i primi supporti psicologici. Quindi sono iniziati gli interrogatori per capire esattamente quello che era accaduto.

In questo momento ai passeggeri sono stati restituiti i bagagli. Anche la nostra Mesert ci dice di richiamarla tra un po'.

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