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BARI - Punta Perotti: qual è la posta in gioco? La città già si divide tra favorevoli e contrari. Domani il consiglio comunale non approverà la delibera di adeguamento del piano regolatore al piano tematico del paesaggio. Anche se tecnicamente con Punta Perotti c’entra poco, il sindaco Emiliano ha deciso di rinviare la discussione al 27 febbraio. Per quanto attesa - e per grandi linee già conosciuta - la proposta progettuale elaborata dall’architetto milanese Ottavio Di Blasi per il consorzio che riunisce i costruttori Andidero e Matarrese ha gettato lo scompiglio in città. Qualche candidato sindaco si è addirittura lanciato in azzardati giudizi
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di Nicola Signorile

BARI - Punta Perotti: qual è la posta in gioco? La città già si divide tra favorevoli e contrari. Domani il consiglio comunale non approverà la delibera di adeguamento del piano regolatore al piano tematico del paesaggio. Anche se tecnicamente con Punta Perotti c’entra poco, il sindaco Emiliano ha deciso di rinviare la discussione al 27 febbraio.

Per quanto attesa - e per grandi linee già conosciuta - la proposta progettuale elaborata dall’architetto milanese Ottavio Di Blasi per il consorzio che riunisce i costruttori Andidero e Matarrese ha gettato lo scompiglio in città. Qualche candidato sindaco si è addirittura lanciato in azzardati giudizi. Il problema, in effetti, ha due facce: una tecnica ed una politica. Dal punto di vista tecnico, per quel che è dato conoscere, la proposta è realizzabile con le norme urbanistiche vigenti. Dal punto di vista politico, invece, questo progetto è già diventato l’ostaggio di una contro-offerta che, se accettata, aprirebbe definitivamente la strada al mercato dei crediti edilizi, introducendo a Bari quel mostro immobiliare che sta già ammorbando altre città italiane, a cominciare da Roma. In sostanza, il sindaco dice ai costruttori: rinunciate a costruire lì, lasciate il parco che c’è e il Comune vi fa realizzare le stesse volumetrie (o forse di più?) da un’altra parte della città, su un altro suolo (presumibilmente di proprietà comunale).

Perché l’amministrazione Emiliano tiene a questa soluzione? Per una ragione simbolica e per un motivo politico. La ragione simbolica è il mantenimento del «parco della legalità» che è stata una bandiera dell’ambientalismo e della prima giunta Emiliano (ma anche del governo Berlusconi), nonostante la sentenza europea che ha annullato la confisca dei suoli. Il motivo politico è che lo scambio immobiliare non sarebbe un accordo «ad personam», ma finirebbe per diventare il prototipo di un meccanismo da applicare a tutte le aree che erano edificabili secondo il piano regolatore e che dopo la legge Galasso e il Codice dei Beni culturali e del paesaggio non lo sarebbero più. Insomma un risarcimento ai proprietari di quei suoli che sono gran parte del «residuo» del piano Quaroni e che, secondo le stime ufficiali, ammonta a circa 15 milioni di metri cubi. Altro che Punta Perotti! Se passa la proposta, il nuovo piano urbanistico generale è fatto.

Perché, al contrario, sembra che Matarrese e Andidero non vogliano accettare la «proposta indecente»? Per una ragione simbolica e per un motivo imprenditoriale. La ragione simbolica è speculare a quella che anima Emiliano: il desiderio di affermare visivamente il risarcimento «morale» alla conclusione di una vicenda che non ha eguali nella giurisprudenza italiana. E dunque costruire lì dove è avvenuta la pur legittima demolizione (che è cosa diversa dalla confisca). Il motivo imprenditoriale invece sta tutto nella consapevolezza che i crediti urbanistici - o edilizi che dir si voglia - sono un prodotto della fantasia di certi stregoni della urbanistica italiana che cercano una scappatoia alla crisi fondamentale della loro disciplina, ultimo atto della deriva iniziata con l’entusiasmo per l’«urbanistica contrattata». Gli imprenditori sanno bene quale rischio si correrebbe: conoscono le tristi vicende dei crediti edilizi che volteggiano sul cielo di Roma e non riescono ad atterrare da nessuna parte, conoscono i contenziosi legali e le contraddittorie sentenze della giustizia amministrativa. Conviene avventurarsi su questa strada?

Fra l’amministrazione comunale e gli imprenditori c’è poi la città con la sua dimensione civica (quel che ne resta, almeno!) che viene sollecitata a esprimersi. Le perplessità espresse proprio ieri sulle pagine della Gazzetta da Carmelo Torre, il presidente della sezione Puglia dell’Inu (l’Istituto nazionale di urbanistica) sono fondate. I nodi che erano all’origine del caso Punta Perotti, egli dice, non sono stati ancora sciolti. Vanno affrontati.

Il nuovo «progetto» per Punta Perotti, o meglio lo studio di fattibilità elaborato da Di Blasi, si offre come un palcoscenico sul quale convocare protagonisti e antagonisti e comparse di questa commedia. Tecnicamente, dicevamo, la proposta sarebbe fattibile, rispettosa del piano regolatore anche quando questo fosse adeguato al Putt/p, con quelle norme tecniche di attuazione così contestate e che secondo qualcuno renderebbero inedificabile l’intera area. Un errore di valutazione, perché in ogni caso la proposta non è una lottizzazione, ma l’invito ad un programma di rigenerazione urbana, che appare coerente con il documento approvato dal Comune nel maggio del 2011 (è indicato come Ambito P) e coerente anche con il Dpp, il Documento programmatico preliminare al Pug, approvato anch’esso nel 2011: è l’azione strategica integrata n. 5, intitolata «Japigia al centro e parco costiero».

Il timore di Torre è che il processo amministrativo facilitato che un «accordo di programma» comporta possa rinsaldare ancora di più gli antichi nodi urbanistici e ambientali. È possibile. Ma la domanda torna ad essere: qual è la posta in gioco?

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