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E il crimine ora ruba e rivende farmaci rari
BARI - Prima Bari e poi Barletta-Andria-Trani. Sono le due province più tartassate d’Italia in una regione che negli ultimi 24 mesi ha lamentato ben 14 furti (colpite anche le province di Brindisi e Taranto) di medicine preziose, soprattutto antitumorali e immunosoppressori. Farmaci biologici, di nuova generazione, sintetizzati attraverso sofisticate e costosissime procedure di Dna ricombinante. I saccheggi delle farmacie ospedaliere è il nuovo affare della malavita che sta lucrando milioni di euro a spese del Servizio sanitario nazionale.

Dai dispensari italiani sono spariti negli ultimi sette anni oltre 17 milioni di euro in Enbrel, Umira, Rebif, Orencia, Cetuximab (solo per fare alcuni nomi), con u n’impennata a partire dal 2012 che ha segnato un aumento del 70% negli ultimi 12 mesi. Bari, Barletta-Andria-Trani e Napoli sono le province più colpite con il 20% dei 61 furti messi a segno dalla fine del 2005 ad oggi. Il fenomeno, su cui non sembra ci siano ancora inchieste approfondite della magistratura, è stato analizzato da uno studio del centro «Transcrime» dell’Università Cattolica di Milano (condotto dairicercatori Michele Riccardi e Marco Dugato, e da Marcello Polizzotti, neo laureato della Cattolica con una tesi sull'argomento) che ha messo insieme dati raccolti in tutta l’Italia.

Se a Napoli, Salerno e Benevento si ipotizza che a muovere le fila di questo traffico sia la camorra, nelle province di Bari e Bat invece si pensa al coinvolgimento di russi e georgiani, noti per la loro specializzazione nei furti organizzati e per la loro grande capacità di far viaggiare merci illegali attraverso canali transnazionali.
I grandi ospedali sono quelli maggiormente presi di mira, il Policlinico di Bari ad esempio ci ha rimesso un milione di euro. A Bari come a Barletta i ladri hanno sempre agito potendo contare su informazioni di prima mano. Sapevano perfettamente cosa c’era nei dispensari, come accedervi e dove mettere le mani. L’ipotesi che abbiano potuto contare in ogni ospedale sulla complicità di una «talpa» è più che attendibile.

In questo business illegale, i margini di profitto sono altissimi. Per le mani di questi nuovi predoni passano prodotti che costano mediamente 1000 euro a confezione. Tutto destinato ad un contrabbando «d’élite» le cui merci vengono assorbite dal mercato nero in particolare quello della Grecia, dove molte aziende hanno sospeso la distribuzione per l’insolvenza dei clienti, dell’ Albania, di Romania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia.

Le farmacie ospedaliere del Policlinico, del San Paolo e del Cto di Bari (per due volte), quelle del Miulli di Acquaviva delle Fonti, del Dimiccoli di Barletta, del Vittorio Emanuele II di Bisceglie, del San Nicola Pellegrino di Trani, del Florenzio Jaia di Conversano, del San Michele in Monte Laureto di Putignano sono i tasselli di un mosaico che sembra disegnare una strategia criminale che ha posto le provincie di Bari e Bat al centro dei propri interessi. Tra i farmaci più ricercati dai ladri anche l’Epo, uno dei prodotti più richiesti dal mercato nero del doping e gli antidepressivi facilmente vendibili sottobanco e senza prescrizione. Dove c’è domanda, c’è offerta.

La casa farmaceutica Pfizer ha diffuso i risultati di uno studio secondo il quale due italiani su cinque avrebbero acquistato farmaci attraverso canali illeciti, via Internet o con viaggi all’estero. In percentuale parliamo del 37 per cento dei cittadini, risultato che pone gli italiani al secondo posto in Europa dopo la Germania. L’acquisto di farmaci con obbligo di ricetta medica attraverso i canali appena citati genera un volume d’affari annuo di oltre tre miliardi di euro, pari a un terzo del valore complessivo europeo del mercato dei farmaci contraffatti di 10,5 miliardi di euro. [l.nat.]

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