Lunedì 18 Febbraio 2019 | 09:12

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Storia di Pasqua: un tumore da combattere in un buco senza finestre nè acqua

di MARINA DIMATTIA
GRAVINA - La statuina della Madonna sul comodino e qualche crocefisso appeso alle pareti sono le uniche medicine che Pasqua Galantino si può permettere. Da sei anni è in una tana senza finestre e piena di umidità. Senza soldi, senza farmaci, senza l’aiuto delle istituzioni. Non le resta che pregare. 53 anni, originaria di Bisceglie, ha smesso di credere alle promesse terrene. Il disegno divino riservato a lei è uno schizzo in bianco e nero, ritratto di strazio e supplizio. Pasqua ha cominciato da cinque mesi a dare in pasto al tumore una vita di per sé già sacrificata. Un dramma
Storia di Pasqua: un tumore da combattere in un buco senza finestre nè acqua
di MARINA DIMATTIA

GRAVINA - La statuina della Madonna sul comodino e qualche crocefisso appeso alle pareti sono le uniche medicine che Pasqua Galantino si può permettere. Da sei anni è in una tana senza finestre e piena di umidità. Senza soldi, senza farmaci, senza l’aiuto delle istituzioni. Non le resta che pregare. 53 anni, originaria di Bisceglie, ha smesso di credere alle promesse terrene. Il disegno divino riservato a lei è uno schizzo in bianco e nero, ritratto di strazio e supplizio. Pasqua ha cominciato da cinque mesi a dare in pasto al tumore una vita di per sé già sacrificata. Un dramma. E insieme la scena di un grandioso concorso di colpe tra disinteresse, povertà e malattia, strette in un unico pugno. Quello chiuso e senza vie di fuga del dolore.

Le dita accartocciate, la mascella contratta dagli spasmi. Un letto scomodo e una casa fredda in cui soffrire. Fra i calcinacci e pochi mobili vecchi di una catapecchia in calata San Michele, vive con Francesco suo figlio e Mimmo, il compagno. Senza acqua, né riscaldamento e a tu per tu con i topi che di notte mordicchiano le suppellettili. Mentre i tre fissano il soffitto in un dormiveglia che quando diventa sonno si fa incubo e tormento.
Una decina di metri quadri tra materassi adagiati sulla pavimentazione sconnessa, un frammento di specchio per scrutarsi l’anima, uno striscione della Juve appeso alle pareti inumidite e piene di crepe. Il water identifica il bagno. Non c’è doccia né bidet. Ma una fila di bottiglie da un litro e mezzo riempite da una fontana vicina. Qualche pentola ammaccata su un cucinino da campeggio, il colapasta e tre bicchieri. Nessun odore di cucina. Nessun avanzo.

«Oggi è finita la bombola del gas», spiega Mimmo. Così si tira a stomaco vuoto fino a domani. Poi si vedrà. Lui, gravinese, ex magazziniere ora disoccupato ha le mani legate. «Ho lavorato a Bologna, ma con la mia compagna in questo stato non mi posso allontanare», continua Mimmo. Più accanito e infame di così non poteva essere il destino. Già la povertà da sola è una funesta malattia. In più Pasqua ha un carcinoma mammario metastatizzato alle ossa. «Certo il tumore le è stato diagnosticato, ma la malattia è dovuta anche a questa casa fredda e umida», racconta suo figlio, 24 anni, operaio ora disoccupato. «Per potermi procurare da mangiare in questi anni ho commesso piccoli furti, ma da due anni ho smesso e sto cercando un lavoro, qualsiasi cosa per togliere mia madre da questa casa».

Storie di invisibili. La povertà della periferia ignorata. «Tante volte ci siamo rivolti ai servizi sociali e all’ufficio igiene. Ci dicono che il problema è che questa casa non è nostra. Ma noi andiamo via subito se ci aiutano a trovare un’altra sistemazione», racconta Mimmo, a cui un suo amico ha permesso di abitare in quello che fino a sei anni fa era un locale tetro e senza umanità. «Pur di non stare per strada siamo venuti a vivere qui, sperando di andare via presto», raccontano Francesco e Mimmo. E il pensiero fisso va a Pasqua che da poche ore è in ospedale. «Si è sentita soffocare. Aveva male alle gambe. Come ogni sera del resto. Con l’aiuto del 118 l’abbiamo ricoverata ad Altamura».

Perché dal 118, medici e paramedici hanno preso a cuore il caso. «Mi vergogno di essere italiano. Seguirò la questione fino in fondo e denuncerò agli alti livelli questa ignominia», riferisce Francesco Papappicco, medico. «Forse la operano. Ma il problema è che quando esce dall’ospedale non può tornare qui. Nelle sue condizioni, non deve mettere piede», conclude Mimmo. L’espressione smarrita. E il sogno di regalare a Pasqua la casa dignitosa che merita.

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