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Ilva, per addolcire l’Aia del 2011 pressing dei Riva su Gianni Letta

di MIMMO MAZZA
TARANTO - Sarebbe stato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il punto di riferimento per la famiglia Riva  (nella foto, Fabio) nella complessa e tribolata procedura di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, firmata il 4 agosto del 2011 dal ministro Stefania Prestigiacomo e riesaminata appena un anno dopo, alla luce del sequestro effettuato dall’autorità giudiziaria. È quanto si legge, come la Gazzetta è in grado di rivelare, nell’ultima informativa redatta dai finanzieri del Gruppo di Taranto e allegata alla montagna di atti messi a disposizione dei 53 indagati dell’inchiesta per disastro ambientale
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TARANTO - Sarebbe stato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il punto di riferimento per la famiglia Riva nella complessa e tribolata procedura di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, firmata il 4 agosto del 2011 dal ministro Stefania Prestigiacomo e riesaminata appena un anno dopo, alla luce del sequestro effettuato dall’autorità giudiziaria. È quanto si legge, come la Gazzetta è in grado di rivelare, nell’ultima informativa redatta dai finanzieri del Gruppo di Taranto e allegata alla montagna di atti messi a disposizione dei 53 indagati dell’inchiesta per disastro ambientale.

Intercettando Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, e l’avvocato Franco Perli, l’amministrativista del gruppo finito sotto inchiesta per associazione a delinquere ed altri gravi reati, i militari delle Fiamme Gialle si imbattono in diversi colloqui nei quali Riva e Perli fanno costantemente riferimento a Gianni Letta.

Ma per la Finanza, «la conferma che la famiglia Riva interloquisce con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta si rileva - è scritto nell’informativa - nuovamente da una conversazione a tre che avviene tra Fabio Riva, il fratello Daniele (responsabile dello stabilimento di Genova, non indagato ndr) e la dott.ssa Vittoria Romeo (responsabile dell’ufficio romano del gruppo, indagata per concorso in abuso e rivelazione di segreto d’ufficio con il presidente della commissione Aia, il componente Luigi Pelaggi e il funzionario regionale Pierfrancesco Palmisano, ndr) il 13 luglio 2010, nella quale i tre apportano delle correzioni al testo di una lettera che sarà sottoscritta dal presidente del gruppo Riva-Fire, cioè l’ing. Emilio Riva e sarà consegnata brevi manu al destinatario (Gianni Letta, appunto ndr), dalla dott.ssa Romeo». Per i finanzieri, la lettera è «finalizzata ad illustrare al destinatario le difficoltà che l’Ilva sta incontrando in quel periodo storico, sia per quanto attiene l’Aia, che per quanto attiene talune problematiche sui siti produttivi di Taranto e Genova». Perli riferì a Pelaggi della lettera inviata a Letta, suscitando agitazione nel capo della segreteria dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo: «guarda... prima di tutto, guarda che i Riva - è quanto dice Perli a Fabio Riva, raccontando il suo colloquio con Pelaggi - sono incazzati come delle bisce, poi hanno già scritto a Letta....” e già quando gli ho detto Letta haaaa...... (…) no, no, no si è preoccupato, si è preoccupato!! Guarda che su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo!». Una affermazione, quest’ultima, che secondo la Finanza fu fatta da Perli «proprio in relazione ai rapporti in essere con l’on. Gianni Letta».

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