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Sanità, nei verbali del Csm i veleni della Procura di Bari

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Questa è fondamentalmente una storia di rapporti tra colleghi di ufficio. Solo che quell’ufficio è la procura di Bari, dove tra 2009 e 2011 si stavano trattando le varie inchieste sulla sanità che arriveranno a toccare il premier Berlusconi e il governatore Nichi Vendola. E i colleghi sono magistrati inquirenti, chiamati dal Csm a parlare dei loro rapporti con Desirèe Digeronimo, la pm che aveva cominciato le indagini su Vendola, che ha scritto una lettera critica nei confronti del giudice di quel processo ed ha evitato il trasferimento per incompatibilità ambientale scegliendo volontariamente di andare a Roma
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Sanità, nei verbali del Csm i veleni della Procura di Bari
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI
- Questa è fondamentalmente una storia di rapporti tra colleghi di ufficio. Solo che quell’ufficio è la procura di Bari, dove tra 2009 e 2011 si stavano trattando le varie inchieste sulla sanità che arriveranno a toccare il premier Berlusconi e il governatore Nichi Vendola. E i colleghi sono magistrati inquirenti, chiamati dal Csm a parlare dei loro rapporti con Desirèe Digeronimo, la pm che aveva cominciato le indagini su Vendola, che ha scritto una lettera critica nei confronti del giudice di quel processo ed ha evitato il trasferimento per incompatibilità ambientale scegliendo volontariamente di andare a Roma.

Dai verbali del Csm (depositati a Lecce, nel procedimento a carico dell’ex procuratore Antonio Laudati, per iniziativa dell’ex pm Giuseppe Scelsi) emerge un quadro di gravi conflittualità interne, di micidiali scambi di amicizie, di rapporti personali che si sfasciano. Ma anche intercettazioni incrociate tra indagati e indagatori. E di intercettazioni ascoltate in spiaggia, come fossero l’ultimo successo musicale.

Leggiamo, con una avvertenza doverosa. A seguito del deposito di questi verbali (ed all’apertura della pratica di trasferimento) la Digeronimo ha denunciato per calunnia gli ex colleghi: se ne occuperà la procura di Perugia, competente per i magistrati in servizio a Roma come appunto la Digeronimo.

RAPPORTI TESI

Una delle prime scelte fatte da Laudati fu quella di co-assegnare i fascicoli sulla sanità, creando due distinti pool. Dice Renato Nitti, per un periodo coordinatore dei pool sanità, di aver trovato difficoltà a reperire colleghi disponibili a lavorare in squadra con la Digeronimo: «Ricordo in particolar modo un episodio in cui io e la collega Pontassuglia ci recammo dalla collega Rautiis e glielo chiedemmo, testuali parole "No, io non ci lavoro perché con lei si finisce nel penale, finiamo poi a un contrasto serio"». Ma perché? «La percezione - prosegue il pm - era che la collega di fronte al dissenso e all'obiezione è portata ad attuare un retropensiero, a pensare che il dissenso sia per ragioni diverse». Un altro aspetto lo racconterà poi un’altra pm, Teresa Iodice: «Ricordo che qualcuno usava l'espressione che era un po' avara di informazioni, in qualche modo aveva difficoltà a coordinarsi».

INCROCI AL TELEFONO

L’11 gennaio 2010, giorno in cui Lea Cosentino (ex direttore generale della Asl di Bari) finisce ai domiciliari, in procura c’è una scena da film. La racconta Eugenia Pontassuglia, uno dei tre pm che seguiva l’inchiesta. «Proprio quella mattina viene registrata questa conversazione nel corso della quale la dottoressa D'Aprile telefona alla dottoressa Digeronimo rappresentando quello che era successo. Si parlava di Lea che era stata arrestata, ovviamente del grande stupore e del dolore soprattutto suscitato da questa cosa, la dottoressa Digeronimo a quel punto ha invitato la D'Aprile a raggiungerla negli uffici della procura, spiegandole che si sarebbe dovuta recare al quarto piano da lei senza però dare indicazioni ai carabinieri e quindi non dicendo che l'appuntamento era con lei. Questa telefonata viene registrata nell'ambito della mia indagine». L’indagine era in mano al colonnello della Finanza, Salvatore Paglino, a sua volta sotto inchiesta per la fuga di notizie sui verbali di Gianpi Tarantini. «Il colonnello Paglino era intercettato - racconta la Pontassuglia - e la polizia che intercettava Paglino nell'ambito di un procedimento che gestivano i colleghi lodice e Dentamaro, ascolta Paglino mentre colloquiando con un suo sottufficiale dice "Ha telefonato Desiree", insomma fa riferimento a questo appuntamento che la Digeronimo avrebbe dato alla D'Aprile. I colleghi fanno una relazione e la trasmettono al procuratore, allo stesso procuratore noi - non mi ricordo se io da sola o col dottore Scelsi o Angelillis - poi rappresentiamo quello che era emerso nella nostra indagine».

«NON CI CREDEVA»

Il procedimento contro Nichi Vendola era stato condotto dalla Digeronimo con Francesco Bretone. Ma quest’ultimo, secondo la collega Teresa Iodice, oltre a chiederle conto delle frequentazioni tra la giudice De Felice e il governatore, aveva manifestato dei dubbi sull’inchiesta. «Quando abbiamo parlato sotto il profilo giuridico non solo io e lui ma anche alla presenza di altri colleghi - mi pare che c'era il collega Dentamaro e un altro collega - sul fatto che avevamo dei dubbi giuridicamente sulla sussistenza della fattispecie che avevano ipotizzato (abuso d’ufficio, ndr), e poi c'era un teste che aveva ritrattato (la stessa Cosentino, ndr), ci pareva un processo che nella tesi accusatoria fosse un po' debole. Lui stesso disse che non era sorpreso della assoluzione, che effettivamente la tesi accusatoria aveva dei punti deboli, che però avevano ritenuto di richiedere un vaglio del giudice e che non era neanche sicuro di impugnare perché avrebbe voluto verificare, leggere la sentenza, perciò mi ha stupito questo atto. Io il collega l'ho visto molto tranquillo sia rispetto alla sentenza sia rispetto alle frequentazioni di cui mi chiedeva conto».

IN SPIAGGIA

Francesca Pirrelli è la pm che ha presentato Patrizia Vendola sia alla De Felice e alla Digeronimo. È lei (oggi distaccata a Roma a occuparsi del concorso per magistrati) che racconta al Csm tutte le sfumature nei rapporti personali tra i vari protagonisti della storia. Patrizia Vendola, ad esempio, non è mai andata oltre una semplice conoscenza con la giudice che ha assolto suo fratello. «Con la De Felice non si sviluppano rapporti stretti, io credo che non si siano scambiate nemmeno il numero di telefono».

La Pirrelli racconta poi un episodio che sarebbe avvenuto una mattina d’estate del 2008. Fu quella circostanza, a suo dire, che provocò un raffreddamento dei rapporti con l’amica. «In spiaggia la dottoressa Digeronimo è stesa con un registratore e delle cuffie, e io credo che stia sentendo musica. Mi dice "Avvicinati, avvicinati", mi avvicino, mi passa le cuffie, "Indovina chi è?". Era la voce di Vendola che parla con qualcun altro e dico "Desirè, ma che cosa stai sentendo?", "No, io lavoro sempre, sto sentendo le intercettazioni del processo sanità". Io mi ricordo perché eravamo in piena spiaggia, "Vedi, sono tutti così, sta facendo una raccomandazione, sono tutti una cupola, lui. Tedesco, i direttori delle Asl, ma li stiamo fregando, ce la faremo"». La Pirrelli dice di esserne rimasta colpita. «Dissi "Desirèe per favore lascia perdere, prenditi le cuffie. Ti prego, ascolta il consiglio che ti ho dato già un'altra volta, tu non ti sei mai occupata di pubblica amministrazione, (...) prima di capire se c'è un reato devi acquisire documenti». Quella per le intercettazioni di Vendola, secondo la Pirrelli, era una vera e propria ossessione della collega: «Devo dire che in volte successive l'ho sempre trovata a sentire intercettazioni e lei mi diceva ridendo "Continua, continua, non sai che cosa c'è qui dentro, vieni a sentire". E io mi sono sempre rifiutata».

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